L'amore al tempo dei cloni: il romanzo "Non lasciarmi", di Kazuo Ishiguro
di Redazione FGB [1], 22 Febbraio 2006

Probabilmente, la sensibilità dell'opinione pubblica sulle tematiche dell'innovazione tecnico-scientifica viene influenzata, più che dai ponderati e ponderosi saggi delle riviste specializzate, dalla letteratura. Frankenstein, pur con una lettura impropria del romanzo di Mary Shelley, è diventato la metafora dei rischi delle manipolazioni genetiche. A sua volta "Il mondo nuovo" di Aldous Huxley ha costituito la metafora del condizionamento sociale che può essere imposto dalla scienza e Samuel Butler in "Erewhon" ha anticipato le previsioni di Bill Joy e Ray Kurzweil su un mondo di automi aureplicantesi (v., in questo sito, gli articoli dell'iniziativa "Collaborate" [2], svoltasi tra Giugno e Dicembre 2004). Al contrario, i romanzi di Jules Verne possono essere intesi come un'ode alle "magnifiche sorti e progressive" che il progresso tecnico-scientifico promette all'umanità.
Nell'item della mia Rassegna Stampa intitolato "Ti amo, maiale [3]" (Agosto 2005) ho presentato una fantacronaca in cui si narrava dei rapporti sentimentali fra una fanciulla e un maiale transgenico generato appositamente per produrre organi da trapiantare in lei (una moderna trasposizione del mito di Alcesti e Admeto, "mors mea vita tua"). Un futuribile decisamente inquietante, ma forse non tanto quanto quello descritto nel romanzo dello scrittore anglo-giapponese Kazuo Ishiguro "Non lasciarmi".
Riprendo da "La Stampa" la descrizione del contenutodel libro:
'La prima domanda è ovvia: perché non scappano? I personaggi di "Non lasciarmi", il romanzo di Kazuo Ishiguro appena tradotto da Einaudi, sono destinati a una fine terribile. Non sono veramente umani, ma cloni, allevati e educati in un clima quasi idilliaco, in un college inglese civilissimo e dolcissimo, per divenire donatori di organi. A poco a poco capiscono, quasi inavvertitamente, il loro destino. E lo accettano. Solo verso la fine Kathy e Tommy, in nome della loro storia d'amore, chiedono una dilazione. Che non può essere accordata, perché non esiste nemmeno come possibilità. Ma perché anche in quel momento si piegano come se fosse naturale? Ishiguro, lo scrittore britannico di origine giapponese celebre per "Quel che resta del giorno" (da cui il film di James Ivory), in questo libro piuttosto agghiacciante non ha voluto fare humour nero, e neanche denuncia sociale. "Ho voluto scrivere una storia d'amore", spiega'.Chi è interessato ad altri testi sul tema della clonazione in letteratura può vedere l'articolo di Cristian Rocca [4] apparso su Il Foglio il 26 aprile 2005 (nel blog "Camillo", nel sito de Il Foglio).
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- 1] /schedabiografica/Redazione FGB
- 2] /06/collaborate/archives.htm
- 3] /06/bertolini/2005_08_01_archive.htm#112206510266120831
- 4] http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/libriclonazione.html

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