Il Sole 27/04/08
Gilberto Corbellini
Più libertà alle biotecnologie
Secondo la Jasonoff le democrazie non possono fare a meno di confrontarsi
con la ricerca biologica e le sue applicazioni
Negli ultimi due decenni, nel mondo anglosassone e nordeuropeo ma anche in Francia,
si è diffuso un genere di riflessione sociologica ispirato da un'idea,dichiaratamente
anti-illuminista e antipositivista della scienza e della tecnologia, che si
caratterizza epistemologicamente come costruttivista e si identifica nei cosiddetti
Science and Technology Studies (Sts). I sociologi e filosofi della scienza
costruttivisti mettono in discussione la pretesa della scienza e della tecnologia di
utilizzare procedure di studio e controllo dei processi naturali più oggettive e
affidabili, grazie a metodi meglio validati e in grado di funzionare tanto più efficacemente
quanto più sono tenuti separati e indipendenti da condizionamenti economici, politici
e culturali.
Mettendo daparte il "programma forte" della scuola di Edimburgo, o la teoria Sociale
della scienza come rete di agenti, di Latour, anche approcci più concreti, come quelli
di Briann Wynne e Sheila Jasanoff, contestano la tradizione della cultura politica
postilluminista e positivista, che considera la scienza e latecnologia come delle
risorse, politicamente e moralmente neutrali, a disposizione dello stato o dei
cittadini per migliorare il funzionamento della democrazia e il benessere individuale e
collettivo. Applicando alle pratiche scientifiche metodologie assunte dallo
strutturalismo, dalla fenomenologia e dall'antropologia ne derivano un'immagine della
scienza inserita in dinamiche socio-politiche di potere, funzionali alla costruzione di
conoscenze che hanno pretese "oggettive", ma in realtà sarebbero «socialmente e
culturalmente costruite».
Nel suo ultimo libro Jasanoff sostiene che oggi non si può teorizzare la democrazia
senza prendere attentamente in esame la politica della scienza e della tecnologia, in
quanto le società contemporanee sono società della conoscenza, dove la scienza svolge
una parte fondamentale nei processi di costruzione della razionalità socia1e. La
docente di Sts ad Harvard constata che sono soprattutto le scienze della vita che si
confrontano con i processi culturali e istituzionali di sviluppo dei sistemi
democratici, e poiché le scienze biomediche prospettano applicazioni che interferiscono
in modo più profondo con le tradizioni culturali locali, si verifica una sempre più
marcata eterogeneità delle strategie nazionali nel governo politico della scienza e
della tecnologia, come conseguenza dei condizionamenti storicoculturali che influenzano
le identità nazionali.
La Jasonoff illustra le sue tesi confrontando diverse realtà geopolitiche e i loro modi
di governare la diffusione delle diverse ricadute applicative delle biotecnologie. I
paesi e realtà politiche prese in esame sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e
l'Unione europea. L'analisi delle diverse strategie dimostrerebbe che esiste
un'epistemologia civica che si discosta da quella degli scienziati, e che consisterebbe
nel fatto che i cittadini adottano approcci condizionati dal contesto istituzionale e
socio-culturale per valutare le rivendicazioni conoscitive utilizzate nel dibattito
pubblico e a livello dei processi decisionali democratici riguardanti questioni
attinenti le politiche della scienza; della tecnologia, della salute e dell'ambiente. Un
tratto costitutivo della nozione di epistemologia civica è che non assume come data
l'autorità della scienza, ma solleva piuttosto il problema di come l'informazione o la
conoscenza scientifica acquisiscono o meno un'autorevolezza nell'analisi politica
di un problema.
Nella limpida prefazione alla traduzione italiana dell'ultimo libro della sociologa
della scienza Sheila Jasanoff, Mariachiara Tallacchini,filosofa del diritto ed esperta
di governo politico delle biotecnologie, lamenta la scarsa diffusione in Italia
degli «studi sociali sulla scienza». Inoltre, auspica che il lettore del libro della
Jasanoff riesca a «proiettare sul quadro italiano le considerazioni che l'autrice
svolge nelle sue analisi dell'evoluzione delle politiche delle biotecnologie negli
Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania e a livello delle normative prodotte dalla
Unione europea».
Al di là dell'effettiva utilità e solidità epistemologica degli Sts, ancora da capire e
da dimostrare visto che per il momento servono solo a screditare nella percezione
pubblica i valori di razionalità e utilità della scienza, rimane il fatto che il caso
italiano, dal punto di vista della sociologia della scienza, spicca non tanto per
un'influenza o un'azione condizionanti della scienza nella costruzione delle norme
sociali e delle dinamiche del politico, bensì per il suo esatto opposto. Vale a dire che
quasi tutte le leggi e le scelte politiche in materia di biotecnologie, cioè di
fecondazione assistita, ricerca sule staminali e sviluppo di ogm in ambito agricolo,
hanno sistematicamente censurato e manipolato l'informazione scientifica. TI tutto a
danno delle hDertà e dei diritti dei cittadini, nonché della trasparenza democratica
e delle prospettive di sviluppo economico e sociale del paese.