La sconfitta della fame nel mondo (G.M. Borrello in risposta a un intervento di E.M.
Ferrari del 24 Maggio 2000 in tema di Biotecnologie)
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Dal FORUM "I geni
dell'uomo", sul sito de Il Sole 24 Ore (moderatore: Cinzia Caporale
<c.caporale@agora.it>)
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C'è poi l'altro mito: quello della sconfitta della fame nel mondo. Sono fra quelli che
continuano a ritenere più giusta la definizione di "sterminio per fame",
perché oggi sul Pianeta il cibo per tutti gli abitanti non manca. Manca invece la
volontà politica di un'equa distribuzione degli alimenti secondo le necessità. Abbiamo
tutti negli occhi le immagini di tonnellate di arance inviate al macero per ragioni di
mercato, ma meno evidente è lo spreco di alimenti di origine vegetale per l'allevamento
di animali destinati alla macellazione. A seconda degli studi, utilizzare gli stessi campi
per produrre cereali, legumi e altri alimenti di diretto consumo umano assicurerebbe una
disponibilità di cibo maggiore da sette a venti volte.
In un mondo dove il 20% della popolazione consuma l'80% delle risorse, e viceversa, è
impossibile credere che la risposta si trovi nell'alterare gli assetti biologici. Già
oggi le banche dei semi impongono ulteriore miseria e carestia ai coltivatori del sud del
mondo. L'ulteriore ricatto genetico, promosso dagli stessi che oggi controllano e
determinano buone porzioni di povertà e fame, non è condivisibile né accettabile.
Forse sono un oscurantista, un misoneista o un luddista; oppure, più probabilmente, uno
che non apprezza la promessa dell'idromassaggio se alla casa mancano le fondamenta.
Adolfo Sansolini
<lav.sansolini@mclink.it>
(...)>>
Giugno 2000
Dal FORUM "I geni
dell'uomo", sul sito de Il Sole 24 Ore: (moderatore: Cinzia Caporale
<c.caporale@agora.it>)
Chi brevetta cosa? Corbellini vs Venter
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Craig Venter ha affermato, nel suo intervento, di non aver ancora chiesto nemmeno un
brevetto su un gene umano. Al contrario, Gilberto Corbellini asserisce, e la stessa cifra
è riportata dal New Scientist, che nell'ottobre scorso la Celera Genomics ha presentato
domanda per 6.500 brevetti riguardanti geni o parti di geni, pur nella consapevolezza che
la maggior parte di queste domande saranno respinte. Vorrei solo sapere chi, dei due, non
sta dicendo la verità.
Ivan Pupolizio
<ivanpupo@hotmail.com>
La parola ai giuristi
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Vorrei dare un contributo al dibattito, dal quale vistosamente sono assenti i giuristi, i
soli legittimati, ad oggi, a dire qualcosa, sulle biotecnologie. Io bioeticisti e i
filosofi hanno parlato sin troppo... I biologi facciano quello che devono fare, e cioè
sperimentare ed inventare... Ai giuristi il nobile e difficile compito di affrontare il
tema della brevettabilità delle invenzioni biotech. Esiste una buona direttiva
Comunitaria, non ricordata nel servizio, e che il nostro parlamento deve trasformare in
legge. È un'ottima occasione per correggere il tiro in modo da garantire meglio la
comunità dagli abusi delle posizioni dominanti che derivano da brevetti su
invenzioni-scoperte; per instaurare l'accertamento preventivo sulle innovazioni; per
innovare radicalmente in un sistema brevettuale dominato da leggi arcaiche e da burocrazie
impotenti. Per la bibliografia consiglio la lettura de Il vivente brevettabile,
Università di Perugia, 1998, ottenibile gratuitamente telefonando ai nn. 075/5852434-33.
Vittorio Menesini
<vittoriome@libero.it>
La politica stia alla larga
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Da quando esiste la scienza moderna, il potere politico ha avuto la costante tentazione di
intervenire su di essa, di decidere di cosa essa deve occuparsi ed in che modo. Le
proibizioni ed i tentativi di influenzarne lo sviluppo sono quasi infiniti. Oggi la
genetica è diventata l'obiettivo privilegiato di questi interventi. I politici affermano
di non voler fermare il progresso scientifico, ma soltanto di volerlo guidare verso
obiettivi conformi al bene comune. Purtroppo tutto questo è illusorio. Il progresso
guidato non è progresso, come ha affermato uno dei più grandi pensatori liberali, Hayek.
La scienza può progredire proprio perché non sa dove va, e non sa quali risultati
otterrà. Ogni limite, ogni proibizione, anche la più piccola, può avere conseguenza
distruttive. Se si vuole veramente che la scienza progredisca a beneficio dell'umanità vi
è una condizione essenziale da rispettare: che la politica ne stia alla larga.
Angelo Maria Petroni
<petroni@jumpy.it>
Scienza e profitto
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Da economista sono stupefatto della costante demonizzazione del profitto quando si parla
di genetica e biotecnologie. I quattrini privati al momento sembrano gli unici disponibili
per almeno circoscrivere la tanta sofferenza umana legata alle malattie genetiche. In
questo settore, la continua confusione che si fa tra criteri di sicurezza, limiti etici e
questioni legate al profitto è segno di un'ignoranza profonda anche riguardo al ruolo
degli incentivi in ogni attività umana. Personalmente, preferirei trovare un rimedio in
farmacia sapendo che una multinazionale ne ottiene un profitto piuttosto che non trovarlo
per niente...
Roberto Celano
<tineider@tin.it>