Neutralità della tecnica

(G.M. Borrello, intervento del 30 maggio 2000)

At 23.59 28/05/00 +0200, Giuseppe Cattaneo wrote:
>Ma non è la tecnica (non lo è ancora ma potrebbe esserlo) che
>decide come utilizzare quel prodotto

Già: questo è il problema del giudizio di valore. E, quindi, di chi giudica; del sistema di riferimento di chi giudica. Cattaneo, nel seguito, parla, infatti, di "terzo" nel significato di "soggetto che si ponga in posizione di terzietà" rispetto alle parti in causa.

>L'imprenditore è vero sceglie e decide cosa fare, ma l'imprenditore
>"non conosce" le conseguenze del suo operare perchè ha delegato il
>tecnico a fornirgli i dati su cui decidere. Se il tecnico presenta i suoi
>dati in modo corretto "l'imprenditore normale" si attiene ai risultati che
>il tecnico gli fornisce. E' ovvio che si deve postulare il comportamento
>di un imprenditore normale come razionale seppure volto a massimizzare
>il profitto. Il ruolo del tecnico invece è secondo me più importante e
>delicato perchè è nella normalità del suo comportamento che è possibile
>l'errore. Il tecnico conosce bene un campo molto ristretto di sapere,- come
>notava Volpone azionare una centrifuga per selezionare dei mitocondri può
>essere un sapere specialistico ma proprio per questo può essere così
limitato
>da impedire di valutare e forse nemmeno di concepire le conseguenze
>del proprio operare.

Perché non mettere in relazione queste considerazioni (a mio parere ottime) con quanto Piero Bassetti si chiede in "Quale impresa per la sfida evoluzionista?" parlando dei determinismi riduzionistici dell'imprenditore?: <<Come si arriva a trasformare l'imprenditore da individuo addestrato ai determinismi riduzionistici che abbiamo prima illustrato - e come tale tradizionalmente de-responsabilizzato - al perseguimento di finalità para- politiche di convergenza verso finalità di attenzione a nuovi equilibri planetari?>>

E che cosa si intende dicendo che:
>E' ovvio che si deve postulare il comportamento di un imprenditore
>normale come razionale seppure volto a massimizzare il profitto
?

Pongo la domanda perché Masulli, nelle sue "Brevi note alla relazione di Piero Bassetti...", parla di "razionalità di tipo nuovo" e mi sembra che potrebbe essere proprio il significato di "imprenditore normale", di "normalità del comportamento del tecnico" (intrigante l'"errore 'normale'"...) che si dovrebbe meglio indagare. Per proporre, forse, una rivisitazione dei concetti di "profitto" e di "convenienza", da definirsi in termini di sviluppo sostenibile, e quindi con un significato originato da una visione organica dello sviluppo. E per arrivare, eventualmente, a un concetto di "responsabilità" frutto di una nuova consapevolezza dell'agire imprenditoriale.