Gli interventi di Borrello sul forum della Fondazione Bassetti e quelli di Volpone e Vernaglione sul forum dello Swif hanno affrontato la concretezza dell'operare tecnologico. Vorrei fare alcune osservazioni. La tecnica di per se non è né buona né cattiva diventa buona o cattiva nel rispondere o meno in modo funzionale ad un fine che è esterno alla tecnica. La tecnica permette all'imprenditore del tabacco di costruire un prodotto che soddisfa ampiamente il consumatore. La tecnica permette anche di conoscere che quel prodotto è "dannoso". Ma non è la tecnica (non lo è ancora ma potrebbe esserlo) che decide come utilizzare quel prodotto. Chi decide per ora sono due distinte figure di uomo: il tecnico e l'imprenditore. Non esiste ancora una terza figura che in una visione tecnica della società potrebbe intervenire in funzione di "terzo". L'imprenditore è condizionato nelle sue scelte dalla esigenza di vendere il prodotto e il tecnico è condizionato dall'esigenza di produrre un risultato economicamente utile che giustifichi la sua prestazione. Il tecnico non è come lo scienziato che non ha bisogno di vendere la propria scoperta, ma deve avere un riscontro immediato alla sua attività perchè il risultato che ottiene il tecnico esiste solo se se viene venduto e venduto subito,- le innovazioni tecnologiche si deteriorano molto rapidamente. Fra queste due figure certamente quello che rischia di più sul piano etico è il tecnico. L'imprenditore è vero sceglie e decide cosa fare, ma l'imprenditore "non conosce" le conseguenze del suo operare perchè ha delegato il tecnico a fornirgli i dati su cui decidere. Se il tecnico presenta i suoi dati in modo corretto "l'imprenditore normale" si attiene ai risultati che il tecnico gli fornisce. E' ovvio che si deve postulare il comportamento di un imprenditore normale come razionale seppure volto a massimizzare il profitto. Il ruolo del tecnico invece è secondo me più importante e delicato perchè è nella normalità del suo comportamento che è possibile l'errore. Il tecnico conosce bene un campo molto ristretto di sapere,- come notava Volpone azionare una centrifuga per selezionare dei mitocondri può essere un sapere specialistico ma proprio per questo può essere così limitato da impedire di valutare e forse nemmeno di concepire le conseguenze del proprio operare. E' ovvio che questa è un'estremizzazione ma la realtà dimostra come l'errore tecnico banale (quello che fa espoldere le centrali nucleari) sia estremamente comune. Quindi il problema dello sviluppo tecnologico è un problema di ignoranza tecnica di persone che lavorano utilizzando strumenti estremamente potenti e sofisticati. Sarebbe utile forse calcolare la probabilità di errore normale praticamente inevitabile a seconda della tecnologia che si usa. Ma forse questo viene già fatto dai tecnici, e forse qualcuno decide sulla base di errori probabili.... e per ora mi fermo.