Biotecnologie

(F. Ferrieri, intervento del 5 giugno 2000)

Mi riferisco a quanto scrive Sansolini, alla polemica scoppiata sugli OGM e in particolare all'articolo di Celli (La Stampa 19.04.00) per esprimere una personalissima opinione che, essendo io privo di conoscenze specifiche in materia, vuole solo essere una pacata riflessione.

Innanzitutto non mi pare che, anche all'interno di una diffusa cultura del sospetto, si possa ragionevolmente pensare ad un "complotto" che, tendente a massimizzare il profitto, unisca in una specie di associazione per delinquere le multinazionali impegnate a distruggere l'umanit€ à e, con questa, il loro mercato. Nemmeno mi viene facile pensare alla Tecnica, in tutte le sue manifestazioni, come una "cattiva infinit€ à" dove i fini diventano mezzi in un percorso infinito dove l'unico risultato certo € è il profitto.

Non voglio nemmeno accusare di catastrofismo o di oscurantismo chi consapevolmente e ragionevolmente parla di biotecnologie con atteggiamento critico. Tuttavia mi domando come i "catastrofisti" avrebbero reagito all'epoca della scoperta del ferro e dell'invenzione della ruota che certamente hanno prodotto armi pi€ ù temibili e micidiali carri da combattimento, ma che hanno anche consentito la costruzione di utensili e attrezzi e di veicoli per il trasporto delle merci.

Certamente le industrie farmaceutiche hanno sintetizzato molecole che si sono rivelate dannose per l'uomo e la natura, ma hanno anche prodotto farmaci che hanno consentito di debellare malattie endemiche ed epidemiche, per non parlare della terapia del dolore

A proposito di solidariet€ à, anche l'operazione Arcobaleno che pure ha aiutato migliaia di persone ha, a quanto pare, problemi giudiziari che ipotizzano reati vari commessi da singoli. Ma penso che nessuno voglia buttar via, per questo, il bambino con l'acqua.

Certo, il terzo mondo sta subendo gli effetti di una rapida decolonizzazione, ma in realt€ à, in Africa, si stanno combattendo guerre tribali che sono la continuazione delle guerre precoloniali.

La scienza e la tecnica sono in continua evoluzione: ogni scoperta scientifica e ogni innovazione tecnologica ampiano la conoscenza ma certamente aprono anche grandi ambiti d'ignoranza: l'incapacit€ à di produrre previsioni meteorologiche esatte ne € è un tipico esempio. L'attribuire le bizzarrie meteorologiche totalmente all'azione distruttiva dell'uomo € è, quanto meno, azzardato; certo pu€ ò esserne una concausa, ma l'abbattimento degli alberi che secondo alcuni potrebbe essere (e probabilmente € è) una concausa della desertificazione di intere regioni, ha origini ben pi€ ù remote della rivoluzione industriale: nell'antichit€ à il legno era praticamente l'unico materiale di costruzione.

Le multinazionali, che sono public companies cio€ è ad azionariato diffuso, non possono ragionevolmente essere considerate l'unica causa della fame nel mondo. Credo di ricordare che le ultime spaventose carestie, in ordine di tempo, siano attribuibili a regimi totalitari che pianificavano l'agricoltura e l'economia e che poi, paradossalmente, acquistavano ingenti quantitativi di generi alimentari proprio da quelle multinazionali che combattevano ideologicamente e praticamente.

A mio parere, sulle biotecnologie si impone una sospensione di giudizio, assieme ad una grande attenzione critica.

Concludendo, credo che piuttosto che dilungarsi in discussioni incentrate sul pensiero postmodernista sarebbe interessante approfondire il tema relativo alla nozione di responsabilit€ à riconducendola, per esempio, al ruolo della responsabilit€ à individuale, consapevole quindi e non ulteriormente delegabile. (Il problema reale € è smettere di fumare perch€ è il fumo € è dannoso a me e a chi mi sta vicino, non in quanto imposto dalla legge).

I (tanti) problemi sono quasi sempre riconducibili a realt€ à culturali. Credo che la Tecnica della comunicazione possa contribuire a importanti cambiamenti culturali, rendendo disponibili i saperi diffusi, molto pi€ ù delle leggi o peggio delle dimostrazioni di piazza.