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From: "Andrea Pitasi"Date: Sat, 11 Mar 2000 23:28:48 +0100 Subject: [fondazionebassetti] LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE
carissimi , su invito del nostro list manager Gian Maria Borrello vi invio i due reports che già fui invitato a far circolare nel forum della Fondazion Bassetti in fase sperimentale. questi reports trattano della diffusione delle innovazioni su un piano strategico e su un piano di knowledge design. Mi auguro che siano di vostro interesse e che stimolino critiche e confronti costruttivi.
Cordialità
Andrea
[Ndr del 17 aprile 2001: i due report di Pitasi vennero successivamente pubblicati sul sito della Fondazione nella sezione Documenti]
[Omissis ]
Date: Sun, 12 Mar 2000 17:41:26 +0100 From: "G.M. Borrello"Subject: [fondazionebassetti] Re: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE L'intervento di Andrea Pitasi "STRATEGIES FOR THE DIFFUSION OF INNOVATIONS: FOCUSING ON THE ACTOR" è particolarmente efficace perché caratterizzato da una stringente conformità al paradigma da lui prescelto: quello della comunicazione. Ci fornisce una griglia interpretativa del fenomeno innovativo che, in quanto tale, può essere riutilizzata nel proseguimento di questa discussione. Ciò su cui vorrei brevemente soffermarmi è però la parte conclusiva, che riguarda gli scopi di un'innovazione ("I sincerely believe there are no universal points of view so a teleological procedure is a mirror of someone's telos"). Che significato ha parlare di procedura strategicamente orientata per una diffusione dell'innovazione responsabile? E' sulla *diffusione*, infatti, che Andrea focalizza la riflessione, prescindendo --motivatamente-- dal *contenuto* di un'innovazione. Se attribuiamo il primato al modo in cui un'innovazione è condivisa tra più attori sociali, è chiaro che l'asse dell'analisi viene a fare perno sulle tecniche di comunicazione (id est: sulla *legittimazione* di un'innovazione). A questo punto, però, mi sfugge il merito della posizione di Andrea. Che sia opportuno parlare di tante procedure per l'interazione tra i soggetti coinvolti dal processo innovativo mi sta bene. Che esse, semplicente in quanto tali e in quanto interconnesse, consentendo il raccordo tra diversi attori, diventino automaticamente una risposta al problema dell'innovazione responsabile, è una tesi che mi attrae, perché ripone fiducia nell'approccio sistemico. E' evidente, però, che l'autoreferenzialità dell'impostazione su cui si reggerebbe questa tesi sarebbe fortissima. Si potrebbe infatti giungere ad affermare che, se riponiamo fiducia nel sistema di interazioni, potremmo benissimo evitare di porci il problema della responsabilità, perché esso è privo di senso, stemperandosi in quello del minimizzare l'impatto di un'innovazione sulla società (v. consenso e legittimazione). Risposte molto simili sono state date, adottando un paradigma per certi versi analogo, al problema del conflitto sociale. Allora --in modo provocatorio anche verso me stesso-- mi chiedo, e chiedo ad Andrea, quanto segue. Quando possiamo dire che il sistema di interazione --e cioè la diffusione dell'innovazione-- è *efficiente*? Da tutt'altro punto di vista, invece, mi viene in mente, come iperbole con la quale confrontarmi spiritosamente, l'immagine di uno studioso che, in laboratorio, intende realizzare (aiutato da "volenterosi" topolini bianchi) un processo ideale di "social interaction" (altri direbbero "engineering"...), mentre, intanto, il "mondo di fuori" gli sta crollando addosso. Il che è come dire --e lo faccio anche in senso autocritico-- che concentrarsi troppo sull'interazione sociale può far perdere di vista altre variabili rilevanti. Ad ogni modo, tornando all'impostazione che vede nelle procedure un insieme di protocolli di comunicazione, vorrei aggiungere --e concludo-- che essa può aiutare, tra le altre cose, a dare una risposta alla questione del controllo del sapere. E, secondo alcuni, un grosso contributo nell'affrontare il problema della responsabilità può venire proprio da *procedure di comunicazione* che rendano la conoscenza scientifica il più possibile trasparente e diffusa. Io rimango scettico sul punto, ma sono pronto a ricredermi. A te la palla, Andrea, e grazie!
From: "Andrea Pitasi"Date: Sun, 12 Mar 2000 19:41:48 +0100 Subject: [fondazionebassetti] Re: R: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE Caro G.M , carissimi amici dell'EGROUP,le riflessioni di G.M. sono davvero stimolanti e cercherò di svilupparle a mio modo: 1) non esiste un attore sociale non autoreferenziale ovvero non esiste alcun attore sociale che non sia caratterizzato nel pensare ,nel fare ,nel comunicare ecc dalle proprie caratteristiche evolutive ed organizzative e benchè la nostra mente ci consenta di immaginare e progettare mondi possibili altrimenti, le alternative che riusciamo ad immaginare e progettare sono comunque vincolate dalla nostra aiutoreferenzialità evolutiva . In questo senso, sottoscrivo la variante sistemica sviluppata da Niklas Luhmann ed ottimamamente esposta in SISTEMI SOCIALI ,IL MULINO ,BOLOGNA 1990.Luhmann è a mio pare un autore non sufficientemente valorizzato dall'epistemologia delle scienze sociali,almeno in Italia. Leggendo questo autore si ha, a mio parere, la possibilità di andare oltre un sacco di cavilli (tipo particolare / universale) che rischiano di far impantanare il dibattito epistemologico in sterili facezie.Credo che ogni innovatore sia limitatamente responsabile della propria innovazione cioè che egli sia responsabile della propria innovazione dentro i confini di senso dell' l'intrinseca autoreferenzialità della razionalità strumentale e limitata ( nel senso di H.Simon) dell'attore sociale stesso. Chi si è avventurato a studiare l'atomo ha aperto la via ad Hiroshima ma anche al laser,benefico terapeuta e utile risorsa nel mondo del computer, Nietsche ha scritto opere che hanno arricchito intellettualmente ed umananamente molte generazioni anche se alcuni lo hanno manipolato in nome del Nazionalsocialismo.Personalmente credo in un agire ad alto know how ed in un agire con coscienza ma non credo sia possibile il non agire, il non innovare, il non inventare, il non scoprire.Sarebbe l 'unica vera certezza di morte e di annichilimento dell'essere.sarebbe come non cibarsi più perchè gli alimentari possono causare malattie. Nel mio piccolo, scrivo libri. faccio del mio meglio in termini di ricerca , contenuti e stile; faccio del mio meglio affinchè il libro che esce arricchisca i molteplici stati dell'essere del mio lettore ( a volte riesco,a volte meno ) ma se dovessi pensare che,ad esempio nel 3574 i mie libri( o quelli di chiunque altro) potrebbero essere strumentalizzati da qualche folle dittatore non solo dovrei smettere di scrvere ma dovrei addirittura smettere di comunicare ,pensare e vivere perchè potrei anche solo inintenzionalmente gettare i semi di tale folle regime del 3574 conversando al bar. Responsabilità nell'innovare secondo coscienza ? Certamente. Una certa qual prudenza nell'iinovare ? senza dubbio .Però prudenza e responsabilità nell'innovare.mai scelte di campo inerziali ,passive ,retrograde. Che cosa rende efficiente la diffusione di un'innovazione? A mio parere, i seguenti fattori: 1) un design che esprima l'autoreferenzialità del progettista ma anche sia plasmabile e modificabile dalle autoreferenzialità dei vari fornitori/clienti nel processo di diffusione .Per cui prodotti/servizi flessibli ,sempre più immateriali ,componibili ad alto valore aggiunto di know how e ad elevata semplicità estetico-comunicativa 2) una logica di prima produzione(prima serie) mirata adl soddfacimento dei primi adottanti che solo in questo caso modificheranno il prodotto a loro uso e consumo diffondendolo alla prima maggioranza e creando un trend 3)una logica di programmazione distributiva - promozionale mirata a tutte le fasce possibili e a probabilità di accettazione oltre il 60%. Nicchie di destinatari quindi piuttosto probabili. Basso rischio d'investimento.Consolidamento del capitale d' immagine mettendo sul mercato prodotti /servizi il più possibile inattaccabili in termini di effetti collaterali. 4) una logica di realizzazione del prodotto che tenga in conto il profitto,senza cedere ad ipocrisie e retoriche ideologiche , ma al tempo stesso sappia collocare il profitto in una rete sistemica di connessioni complesse con altre spinte motivazionali ( causali e finali) 5) innovare avendo una certa qual coscienza di sè e del pianeta è cosa ottima avendo però sempre presente che non esistono punti di vista , valori ,principi universali . Esistono punti di vista più o meno ampi,lungimiranti e più o meno impersonali ed imparziali ma l'universalità non è altro che un filtro organizzativo dell' l'autoreferenzialità di un attore sociale. 6) in fase di selezione e controllo,dunque , è bene rammentarsi di una differenziazione funzionale delle sfide evolutive . Cosa intendo dire? Voglio dire che il "buon prodotto/servizio" è tale se rispecchia nitidamente l'autoreferenzialità del designer e se esso è via via modellabile dai diversi fruitori . Per cui il prodotto /servizio che nasce come " compromesso " iniziale del designer coi sondaggi di mercato è a mio parere destinato ad un alone di mediocrità 7) il contagio( nel senso del meccanismo di affermazione-ripetizione -contagio di Gustave Le Bon) e il passaparola tra le fasce di maggioranza farnno il capitale d' immagine del prodotto; inutile voler creare il prodotto/servizio per tutti .Le fasce di marginali (intenzionali o meno )vi saranno sempre. Ovviamente questi passaggi concettuali sviluppano il dibattito ma non lo esauriscono resto pertanto in attesa di vostri critche e commenti costruttivi . Caro G.M., grazie per l'ottima gestione del gruppo e anche se dialogare con te è piacevolissimo, mi auguro che anche gli altri amici dell'EGROUP ci arricchiscano coi loro suggerimenti . Ciao Andrea
Date: Sun, 12 Mar 2000 15:03:41 -0800 From: "Antonella De Robbio"To: fondazionebassetti@eGroups.com Subject: [fondazionebassetti] Re: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE Mi riallaccio a Giovanni Maria > Ad ogni modo, tornando all'impostazione che vede nelle procedure un insieme > di protocolli di comunicazione, vorrei aggiungere --e concludo-- che essa > può aiutare, tra le altre cose, a dare una risposta alla questione del > controllo del sapere. E, secondo alcuni, un grosso contributo > nell'affrontare il problema della responsabilità può venire proprio da > *procedure di comunicazione* che rendano la conoscenza scientifica il più > possibile trasparente e diffusa. Io rimango scettico sul punto, ma sono > pronto a ricredermi. Questo mio intervento, in riposta a Giovanni Maria, non può essere un intervento veloce, in quanto la materia è assai delicata e richiede una riflessione che tocca vari aspetti. Poiché si tratta del mio campo di indagine mi permetto di inviare al Gruppo queste riflessioni, sintesi di una serie di lavori più articolati frutto di mesi di studio e di indagini sul campo. Spero di non essere troppo disarticolata in questo scritto, ma la materia si presta ad essere poi frantumata e indagata nelle sue varie diramazioni, e comunque si tratta di uno scritto informale. Quando si pone l'accento su "procedure strategicamente orientate per una diffusione dell'innovazione responsabile" è principalmente sui modelli di *diffusione* delle informazioni che è necessario fermarsi a riflettere o quanto meno, rendersi conto che i modelli del circuito comunicativo scientifico stanno mutando, o meglio sono già mutati. Mutano i palinsesti, muta il tessuto culturale, mutano i modelli comunicativi. L'innovazione maggiore a cui bisogna guardare, a mio avviso, sta appunto nel cambiamento della modalità della diffusione dell'informazione scientifica, che va a creare una nuova rete, non solo scientifica, e di utilizzo per la comunità scientifica, ma anche e soprattutto di impatto sociale, quale fonte primaria di conoscenza. Quando uso il termine "scientifico" non mi riferisco ai solo campi delle discipline scientifiche, ma mi riferisco al livello di specializzazione scientifico e quindi intendo per scientifico anche le discipline storiche e umanistiche. L'impatto dell'innovazione di riflesso coinvolge già da oggi i settori del privato, le aziende, la scuola, il sociale: il sapere collettivo che cresce e si dilata attraverso il colloquio esteso proposto e attuato dalla nuova società dello scambio. Anzi già ora siamo immersi in questa rete, ognuno come attore sociale con le proprie competenze e responsabilità. Basta vedere le esperienze confluite nel sociale portate avanti attraverso strumenti ad alto contenuto scientifico. Cito ad esempio il progetto di pianificazione sanitaria attuato tra il 1996/1997 da Al Gore, in ambito National Library of Medicine (NLM) di Bethesda, progetto ad ampio respiro, che ha visto la messa a disposizione gratuita della banca dati più prestigiosa del mondo di ambito biomedico, MEDLINE con 11 milioni di referenze bibliografiche. Attraverso una massa critica di informazioni di livello scientifico, ad accesso libero e mediata da interfacce amichevoli, si selezionano ambiti socio-sanitari virtuali, attraverso il servizio MEDLINEPlus. Il progetto statunitense mirava ad una crescita culturale della massa e contemporaneamente voleva attuare un controllo naturale dal basso verso l'alto per la crescita culturale del corpo medico. In effetti una crescita vi è stata e notevole, e non solo culturale, ma anche economica laddove i settori e le aziende che operano nei servizi dell'informazione, hanno saputo convertirsi al passaggio da industria culturale a industria di contenuto. Laddove l'uomo della strada può avere a disposizione le informazioni contenute nelle banche dati, il professionista deve necessariamente arrivare ad un'acquisizione dei contenuti stessi degli articoli a testo pieno, non solo delle relative citazioni bibliografiche. E in questo modo si innesca un duplice meccanismo di produzione: intellettuale da una parte, e dall'altra economico laddove si vendono servizi che ruotano attorno alle banche dati. Lipman, del NIH, National Institute of Health mise in piedi, all'inizio del 1998, il servizio MEDLINEPlus, interfaccia guidata all'accesso a MEDLINE per un utenza non specialistica, dopo che si era reso conto che ben 1/3 degli accessi proveniva non tanto dalla comunità scientifica, ma dalla sfera del sociale, dal cittadino comune, e molte delle interrogazioni provenivano da liberi professionisti, da aziende, ditte farmaceutiche, ... Attraverso la messa a disposizione gratuita delle informazioni negli Stati Uniti, Al Gore ha attuato quindi un grande piano di prevenzione sociale: banche dati sull'AIDS per esempio sono liberamente consultabili comprese quelle sui trial clinici e sui protocolli; la mappa del genoma umano mette in colloquio diretto i laboratori delle aziende private con la ricerca pubblica, la scienza corre sul filo della competitività ma anche sul filo dell'alleanza con gli attori del mercato. Lasciando per un attimo il discorso delle banche dati quali contenitori informativi a valore aggiunto, andiamo a vedere bene il movimento dell'informazione lungo l'asse storico. La diffusione dell'informazione e quindi il trasferimento di strumenti e capacità di innovazione, presupposto fondamentale per una crescita culturale e tecnologica, dal 1600 ad oggi, principalmente si è attuata attraverso i periodici su supporto a stampa. Prima di essi il circolare libero delle idee e delle invenzioni, avveniva fuori da forme di "comunicazione mediata". In particolare la comunicazione "diretta" del testo monografico, dopo l'invenzione della stampa, portava le idee "innovative" fuori dagli ambiti circoscritti del pensiero dei singoli. Ai tempi di Galileo la scienza circolava libera e giungeva a chi era in grado di utilizzarne i supporti a stampa sui quali essa era incarnata. In seguito all'avvento del periodico cartaceo, i comitati editoriali e dei "pari" si preoccuparono di vagliare i contenuti delle scoperte certificando la qualità e legittimando i lavori di colleghi a loro "pari" come esperienza. Ma è noto che non tutto poi è sempre andato come avrebbe dovuto. Vari sono i motivi fondamentali per uno scardinamento di questo modello che non regge più culturalmente: - ritardi notevoli nella pubblicazione delle scoperte innovative - non pubblicità delle ricerche negative in quanto non tutto può essere pubblicato, in particolare le ricerche "negative" su farmaci, composti chimici, ...non trovano ospitalità nei contenitori cartacei - costi elevati delle riviste e quindi impossibilità di raggiungere il sapere laddove i mezzi economici scarseggiano - il 97% degli articoli scientifici è prodotto da autori provenienti dai sette paesi più industrializzati, e solo il 3% degli articoli prodotti dagli scienziati dei paesi in via di sviluppo trova spazio nella stampa internazionale contro una presenza attiva del 25% di ricercatori di paesi in via di sviluppo - aumento esponenziale dei prodotti cartacei, titoli di riviste, con conseguenti problemi di spazi nelle biblioteche (e relative spese gestionali). - un aumento del 140% negli ultimi 10 anni per la spesa delle riviste nelle università a fronte di un minor numero di titoli acquisiti Far fortuna pubblicando delle riviste scientifiche iperspecializzate dai titoli che attirano come "Criptogamia e algeologia", può apparire utopico, ma di fatto questa attività, un tempo artigianale, è diventata, dopo la seconda guerra mondiale, un "grande affare". Oggi pochi editori si disputano un mercato di numerosi miliardi di dollari di cui i margini oltrepassano spesso il 40%. Il fu Robert Maxwell ha costruito il suo impero sulle spalle dei giornali scientifici. Nel 1997 Reed-Elsevier che ha raccolto la maggior parte dei titoli di Maxwell ha manifestato (reso pubblico) per le sue sole attività scientifiche un guadagno di 2,155 miliardi di franchi (328 milioni di euro) per un volume di affari di 5,35 miliardi di franchi (815 milioni di euro). Nello stesso periodo, le 121 biblioteche dell'Association Research Library (ARL), che dispongono di un budget di 13,4 miliardi di franchi (2,04 milioni di euro) hanno speso 2,9 miliardi di franchi (366 milioni euro) per abbonamenti scientifici; ossia 68000 franchi (10365 euro) per ricercatore. In Italia la situazione è ancora più drammatica, sia dal punto di vista della produzione editoriale che vede il mercato italiano far da Cenerentola rispetto ai grossi colossi, sia dal punto di vista del fronte dei ricercatori. Le Università pagano due volte: i ricercatori che effettuano le ricerche all'interno dei laboratori, e poi ancora per avere a disposizione le ricerche dagli stessi comunicate dentro le riviste di proprietà degli editori. Oggi biblioteche, organismi di ricerca e ricercatori si ribellano denunciando i "guadagni eccessivi" e la "folle inflazione" dei prezzi delle riviste. Certi abbonamenti rasentano gli 83500 franchi (12700 euro) annuali. Conseguenza di questa "crisi delle riviste": sempre meno titoli sono offerti alla lettura degli utenti. Internet potrebbe spezzare questa spirale inflazionistica, ma non è solo il mezzo infrastrutturale, ma è il nuovo modello culturale che si sta instaurando tra la comunità dei parlanti. Un modello che vede riunite insieme più visioni etiche: quello del ricercatore e quello anche dell'imprenditore laddove la celerità dell'informazione comunicata per tempo fa risparmiare tempo e risorse. Una biblioteca danese, la Technical Knowledge Center & Library, ha abbandonato l'edizione cartacea per i giornali elettronici direttamente accessibili su computer in Rete. Qualche anno fa era inimmaginabile un modello come quello oggi, proposto in vari luoghi del sapere collettivo, gli e-server, o i server di preprint: Il numero dei giornali elettronici in rete era di poche decine agli inizi degli anni 90. Tre anni fa la maggior parte dei titoli il linea non offrivano niente altro che dei sommari delle loro versioni cartacee. Dal 1995 gli editori hanno investito massicciamente il Web. Il numero di titoli in linea oltrepassa oggi i 10.000. Ben 1200 le riviste dell'anglo-olandese Reed-Elsevier, oltre 400 per la tedesca Springet Verlag e 174 per l'inglese Academic Press. Un giornale senza la sua versione in Web è ormai una specie rara, se non in pericolo. Ma quando parliamo di attori sociali in questo processo di rinnovamento della comunicazione delle informazioni biblioteche e scienziati non intendono restare senza reagire e lottano affinché delle società non a fine di lucro (no-profit) divengano "editori responsabili" riprendendo il controllo dell'editore scientifica. Fino a poco tempo fa, i ricercatori dipendevano dalle grosse case editrici per diffondere i loro lavori, in quanto solo attraverso una pubblicazione a stampa si potevano comunicare i risultati di faticose ricerche. Aiutare i piccolo editori, creando forme di alleanze all'interno della rete mondiale di distribuzione salvando al contempo le biblioteche, centri di diffusione della conoscenza, fu un'operazione che nacque qualche anno fa Oltreoceano. Nel 1995, le biblioteche dell'Università di Stanford crearono High Ware Press per aiutare le università e le società scientifiche di tutto il mondo a pubblicare, su Internet, dei giornali di qualità a basso prezzo.. HighWare Press a marzo 2000 ha già nella sua scuderia più di 174 giornali, tra i quali le prestigiose riviste americane "Science" e "Proceedings of the National Academy of Sciences" e il "British Medical Journal" ed è in questo contesto che è nata l'idea di un server di e-print, ma anche di reprint per la circolazione libera dei lavori di medicina clinica e pianificazione sanitaria. La nuova zona "libera" si chiama NetPrint ed ha aperto i battenti in gennaio del 2000. Michael Keller, redattore capo di HighWare, che ebbi modo di conossce nel corso della mia esperienza stanfordiana nel settembre scorso, disse di temere che questa attività editoriale no-profit venisse rapidamente spazzata via da editori dotati di grossi mezzi: E' quindi necessario far in modo che ciò non accada e quindi supportare quegli editori responsabili che sono pronti a tentare l'avventura in alleanza con Università e istituti scientifici. La Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition (SPARC) fondata nel 1997 dall'ARL è più aggressiva ancora. Si è associata recentemente con la Royal Society of Chemistry britannica per lanciare un giornale elettronico, il Phys Chem Comm, venduto a 2000 franchi (305 euro) quando il Chemical Physics Letters di Elsevier costa 45360 franchi (6915 euro). E non è tutto. Michael Rosenzweig, dell'università dell'Arizona, ha lasciato con tutto il suo comitato editoriale accreditato, il giornale d'ecologia che aveva creato 12 anni fa assieme all'olandese Walter Kluwer, nauseato dall'inflazione dei prezzi dell'editore. Nel 1998 ha raggiunto SPARC per creare ad un prezzo tre volte meno elevato Evolutionary Ecology Researche. Il successo di tali iniziative è lontano dall'essere garantito. Sebbene sostenuto da grosse biblioteche, i nuovi e-journals devono, come qualunque rivista, trovare la loro nicchia e attirare degli autori. "Fintanto che PhysChemComm non avrà messo fuori campo i suoi concorrenti continuerò a leggere le pubblicazioni Elsevier se ci trovo delle buone pagine" diceva solo due anni fa Gregory Fu, chimico al MIT. "Se i ricercatori integrassero il prezzo dei giornali nel loro budget, si comporterebbero differentemente"" assicura Mark Mc Cabe economista a l'Istituto di tecnologia di Atlanta (Georgia). Consci dei rischi che essi corrono, gli editori commerciali replicano che le loro strutture costano care e che la qualità delle loro pubblicazioni, così come l'aumento delle pagine spiegherebbero i loro rincari di prezzi. Ma, ironizza Mark Mc Cabe, da qui a giustificare il raddoppio del prezzo tra il 1992 e il 1996 dell'abbonamento a Brain Research (85000 franchi - 12957 euro) la differenza è notevole. Ci sono però grossi editori che hanno compreso che la responsabilità delle loro azioni verso una crescita culturale estesa e progressiva, è fondamentale e che una mancanza di etica verso i problemi della scienza, che riguardano l'umanità intera, grava pesantemente sulla loro stessa immagine. Sono sorte quindi forme di alleanze tra partner diversi: le biblioteche e le istituzioni stanno giocando la carta dell'alleanza e si uniscono per creare dei consorzi, comprano assieme in condivisione e cooperazione, negoziando negli accordi con gli editori al fine di ottenere dei "pacchetti" di giornali elettronici a prezzi vantaggiosi Negli Stati Uniti l'Ohio ha così raggruppato 74 delle sue biblioteche in seno all'Ohiolink. Il Regno Unito ha creato nel Dicembre 1998, una struttura simile, la National Electronic Site License Initiative (NESLI) che tratterà per l'insieme delle università e delle agenzie di ricerche di tutto il paese. Differenti consorzi si sono raggruppati nel 1998 nel seno di una coalizione internazionale International Coalition of Library Consortia (ICOLC). Conta 79 membri negli USA, un numero crescente in GB, in Germania, in NL in Australia. Ma sempre niente francesi. Il movimento si internazionalizza, il movimento dell'informazione scuote dapprima le menti e poi le coscienze. Se parliamo di attori sociali, è chiaro che l'asse dell'analisi viene a fare perno sulle tecniche di comunicazione e quindi non possiamo non tener conto di quanto è avvenuto in certi settori disciplinari, per far fronte a questi meccanismi che ostacolano un libero progredire responsabile dell'innovazione. I primi ad iniziare furono i fisici delle particelle, subito dopo i matematici, ora i medici, i biologici e anche gli economisti A Ginevra presso il CERN è stato inventato in Web, da parte di due ricercatori e sempre al CERN pulsa ALICE, server di preprint per i lavori di fisica delle particelle. Da molto tempo i ricercatori del laboratorio europeo di fisica delle particelle (originari da tutto il mondo) utilizzano la rete mondiale per scambiarsi i dati. Molto logicamente, questa comunità cosmopolita è stata una delle prime a tentare di lanciare i propri giornali elettronici. Il risultato, contrastato, prefigura forse quello che avverrà di questa tendenza su un piano più generale, ad ampio raggio, nel giro di pochi anni. Ma il primo ad avere l'idea, acnora negli anni ottanta, fu Paul Ginsparg, un fisico del laboratorio nazionale di Los Alamos (USA), che, per primo, ebbe l'idea di generalizzare il sistema della comunicazione diretta e distribuita, come ai tempi di Galielo. Il successo fu folgorante. Lanciato modestamente con un piccolissimo server informatico, il suo servizio è ormai utilizzato dall'insieme delle comunità dei fisici di particelle e diffonde 30000 articoli per anno. Numerosi i siti mirror - ripetitori in legame con Los Alamos - si sono allestiti a Saclay in Francia e a Trieste presso il server Babbage del SISSA: Il sito logico era il lancio delle riviste elettroniche, racconta Maurice Jacob, fisico teorico al CERN. "Noi ci siamo detti: Perché pagare degli abbonamenti quando il prodotto cartaceo è controllato da gente della nostra comunità?" In Italia l'esperienza di JHP "Journal of High Energy Physics" si sta rivelando vincente. Diffuso dal sito mirror di Trieste e affiancato a Babbage, è dotato di un sistema per l'accettazione dei lavori simile ai peer review commerciali: Il sistema di diffusione elettronica dei preprints di Ginsparg e in seguito delle altre discipline ha cambiato la il modo di pensare in quanto si fonda sui nuovi processi di apprendimento e su nuovi modelli cognitivi. Il New England Journal of Medicine, principale concorrente del British Medical Journal, rifiuta ancora - come molte altre riviste - di accettare un articolo che sarebbe già stato "sventolato" sulla Rete. Ma da tre anni numerosi titoli (tra cui Nature) considerano che l'affissione di un articolo sulla Rete non costituisce più una pubblicazione a priori, ma risponde al bisogno legittimo di comunicazione tra ricercatori, ma non solo. La sfida dell'era elettronica per le pubblicazioni scientifiche è perfettamente riassunta da Richard Smith "E l'età della trasparenza che prende il posto del paternalismo." L'impostazione di queste aree libere di conoscenza, che si concretizza in un insieme di protocolli di comunicazione, può aiutare, tra le altre cose, a dare una risposta alla questione del controllo del sapere. E, secondo alcuni, un grosso contributo nell'affrontare il problema della responsabilità può venire proprio da *procedure di comunicazione* che rendano la conoscenza scientifica il più possibile trasparente e diffusa. Nel progetto di Harold Varmus, ex direttore del NIH, PubMed Central (noto come ex- E-Biomed) i due canali di sconoscenza di intersecano tra loro e si confrontano, in uno scambio continuo. Nel canale di serie A confluiscono i lavori passati dalle peer reviews delle riviste che accettano di aderire al programma, nel canale di serie B i lavori non accettati o quelli che non passeranno mai la vaglio di comitati editoriali. Questo canale minore sarà controllato da associazioni di avvalorata credibilità. Ecco quindi che una rivista che accetta di immettersi nell'area PubMed Central è una rivista che si rimette in discussione, che accetta di far giudicare dalla comunità tutta l'operato dei suo comitato dei pari. Ecco che un lavoro giudicato di tono minore e confluito nel canale di serie B può rivelarsi più valido di altri che per varie ragioni (note e meno note) si sono aggiudicati un posto in prima fila. Giovanni Maria diceva di essere scettico sulla questione di una conoscenza costruita laddove il controllo del sapere sembra essere più allentato. Di fatto in queste zone franche quando giunge un lavoro gli occhi di tutta la comunità dei parlanti lo scrutano, lo vagliano, lo analizzano, lo divorano, se è il caso. Giovanni Maria dice di essere pronto a ricredersi, a lui quindi questa citazione di Rabindranath Tagore's Gitanjali, che ho tradotto dall'inglese, in modo poco formale, ma sicuramente dal contenuto forte. L'ho tratta dall'editoriale di Tony Delamothe su BMJ 1999;319:1515-1516 (11 December) ove annunciava la nascita di Netprint "Netprints: the next phase in the evolution of biomedical publishing " < http://www.bmj.com/cgi/content/full/319/7224/1515 > "Nel luogo in cui, a testa alta, la mente è senza paura Dove la conoscenza è libera; Nel posto ove il mondo non è stato spezzato in frammenti da anguste pareti domestiche Dove le parole vengono fuori dal profondo della verità; Dovunque l'instancabile lotta allunga le sue braccia verso la perfezione; Dalla fonte in cui il fluire luminoso della ragione non ha perso il suo corso nel desolato deserto di sabbie inerti dell'abitudine Laddove tu guidi la mente in avanti dentro il pensiero sempre in espansione e in un'azione di continua ricerca In quel cielo di libertà, Padre mio, fa che si svegli il mio Paese" Antonella De Robbio
From: "Andrea Pitasi"Date: Mon, 13 Mar 2000 00:30:37 +0100 Subject: [fondazionebassetti] Re: R: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE Mi devo essere perso un passaggio ma mi sfugge il nesso coi messaggi precedenti!! Trovo molto interessanti le informaziioni offerreteci da Antonella de Robbio ma come insegnano i maestri del knowledge management una valanga di informazioni non dice nulla se non rivela i propri criteri di organizzazione.Non riesco a vedere nelle documentatissime pagine di Antonella qualcosa che sia rilevante in termini di strategie di diffusione dell'innovazione ad alto know how, se non al massimo in chiave aneddottica.Procedure di comunicazione ( ma su quali criteri strategico ,tattico ed operativi , cara Antonella?, il tuo bell 'intervento non lo specifica) e controllo del sapere possono essere collegati , e spesso lo sono,soprattutto a livello operativo tramite l'autoreferenzialità organizzativa del knowledge manager che costruisce il senso delle informazioni trasformadole in sapere, scientifico o meno (dopo Feyerabend. scientifico è un aggettivo tanto ingenuo...) ma sensatamente documentato e applicabile funzionalmente. Ma ovviamente questi spunti aprono il dibattito ,certamente non lo concludono. Cordialità Andrea
Date: Mon, 13 Mar 2000 00:01:16 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Re: R: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE > Mi devo essere perso un passaggio ma mi sfugge il nesso coi messaggi > precedenti!! ho voluto cogliere l'occasione, allacciandomi al discorso di Giovanni maria sul controllo del sapere, per offrire un punto di vista diverso. > Trovo molto interessanti le informaziioni offerreteci da Antonella de > Robbio ma come insegnano i maestri del knowledge management una valanga di > informazioni non dice nulla se non rivela i propri criteri di > organizzazione. Io mi occupo di informazione e lavoro nel settore banche dati e periodici elettronici e quindi il mio punto di vista e' orientato alla costruzione di aree di conoscenza ai fini della diffusione dell'informazione nel settore scientifico accademico Il mio approccio e' pragmatico e non mi pare si aneddottico il fatto che gli autori, quali scienziati nelle universita' o nei laboratori si stanno organizzando al fine di scardinare vecchi modelli di comunicazione e di diffusione della scienza. Questa e' realta': citavo ALICE del CERN o il server di los Alamos, Netprint ... stanno sorgendo decine di queste grandi aree della conoscenza preposta alla diffusione del sapere dalla collettivita' scientifica e per la collettivita' scientifica ma anche per la collettivita' intera Non riesco a vedere nelle documentatissime pagine di > Antonella qualcosa che sia rilevante in termini di strategie di diffusione > dell'innovazione ad alto know how, se non al massimo in chiave > aneddottica. Il diffondere l'informazione in modo strategico e' avere il potere in mano. E l'innovazione passa attraverso la comunicazione delle informazioni. Cio' che viene attuato nei laboratori viene comunciato ed oggi la comunicazione e' mediata da grossi colossi che impediscono una libnera circolazione delle idee e una crescita culturale e quindi l'innovazione. Procedure di comunicazione ( ma su quali criteri strategico > ,tattico ed operativi , cara Antonella?, il tuo bell 'intervento non lo > specifica) e controllo del sapere possono essere collegati , La comunicazioe dal 1600 e' stata mediata da forme che oggi non reggono piu' al nuovo modello culturale, intendo la comunicazione scientifica. Troppi sono i meccanismi che offuscano una trasparente progressione della ricerca e spesso lo > sono,soprattutto a livello operativo tramite l'autoreferenzialità > organizzativa del knowledge manager che costruisce il senso delle > informazioni trasformadole in sapere, scientifico o meno (dopo > Feyerabend. scientifico è un aggettivo tanto ingenuo...) ma sensatamente > documentato e applicabile funzionalmente. > Ma ovviamente questi spunti aprono il dibattito ,certamente non lo > concludono. Se andiamo a vedere cosa avviene all'interno di questi nuovi modelli di comunicare il sapere scientifico ci si accorge di come vi sia una crescita collettiva al di la' di meccanismi di autoreferenzialita', che invece in contesti tradizionali sono mascherati spesso da forme di "referenzialita' incrociate", saluti a tutti antonella
Date: Mon, 13 Mar 2000 11:55:03 +0100 From: "Schena Alberto Antonio"Subject: [fondazionebassetti] strategie dell'innovazione... Qualche osservazione a caldo dopo la lettura degli ultimi (o primi) contributi. 1. ragazzi, che fatica! immagino che si tratti di testi composti per essere letti su carta e non a video. spero che in futuro troveremo tutti uno stile più da web. 2. a parte ciò, li ho trovati di grande interesse. direi che i nessi non è necessario trovarli già pronti: si possono creare di bel nuovo (e qui sta spesso l'innovazione. mi pare che feyerabend, contro il metodo, sostenesse qualcosa del genere). 3. di epistemologia mi sono occupato molto tempo fa (decenni) e più recentemente ho regalato a tutti gli ingegneri della mia azienda "la caffettiera del masochista". ahimé senza grande successo. 4. adesso vorrei/dovrei occuparmi di "come usare internet per diffondere informazioni business", che è un tema diverso ma non troppo da quelli proposti da voi. 5. che il design sia fondamentale per l'innovazione è più che certo e mi piacerebbe accogliere l'invito a esaminare/proporre casi concreti di successo/insuccesso. 6. non ho la citazione esatta sotto mano, ma in "killer app" (ed. etas?) viene teorizzata la strategia illustrata da antonella per le riviste medico/scientifiche: cannibalizzate voi stessi i vostri servizi... prima che ci pensi qualcun altro. ovviamente questo è un ragionamento da markettaro, ma anche la scienza ha bisogno di marketing - e design... 7. temo di non avere tempo per dare contributi più documentati, ma spero di servire come lettore attento - e critico. alberto schena
Date: Tue, 14 Mar 2000 00:10:02 +0100 From: Davide FasoloSubject: [fondazionebassetti] L'Innovazione Responsabile . Intervengo nella discussione volendo riportare, se i partecipanti sono d'accordo, le fila (non a caso "thread" e' traducibile letteralmente con "filo") al tema di fondo del forum: "L'Innovazione Responsabile" Ogni discussione e' paragonabile ad un tronco di un albero da cui si dilatano numerosi rami che magari possono intrecciarsi tra di loro. Il ramo inaugurato da A. Pitasi e ripreso da A. De Robbio relativo alla "Diffusione dell'Innovazione" e' sicuramente molto stimolante e non off-topic, ma vorrei ritornare alle radici del tronco della nostra discussione per porre, per ora brevemente e in "stile web", come suggeriva giustamente A. Schena, solo alcune questioni: "L'Innovazione Responsabile" dunque, l'innovazione è l'introduzione di una scoperta, di un nuovo evento in una realtà preesintente che si prestava ad essere rinnovata. - L'innovazione e' l'improbabile che inizialmente si fa possibile e poi necessario -. La scoperta è l'evento che rivela come il mondo sia in movimento, in progresso verso nuove dimensioni e forme. L'innovazione è allora un evento fondamentale e di enorme importanza degno di pensiero e di discussione per comprendere la realta' del progresso del mondo. L'innovazione produce i suoi Effetti di rinnovamento sul mondo e di riflesso su coloro che abitano il mondo, gli esseri viventi. L'innovazione produce un cambiamento nel mondo e anche in chi e' il responsabile per eccellenza dell'innovazione, l'uomo. L'uomo e' l'animale innovativo in primis, e mediante l'innovazione modifica il mondo e se stesso all'interno del mondo. L'antropologia filosofica ci insegna (Nietzsche, M.Scheler, A.Gehlen e altri) come l'uomo sia un animale incompiuto, non definito ma sempre in una progressiva ricerca di se'. Mediante l'innovazione l'uomo si modifica e cresce, supera i propri limiti, e questo accade nell'innovazione tecnologica e biotecnologica. Se e' vero che l'innovazione e' una risorsa che puo' portare l'umanita' verso la propria crescita e' anche vero che essa potrebbe nascondere delle insidie. E le insidie nascono quando l'innovazione non e' controllata consapevolmente nelle sue molteplici variabili dall'uomo stesso, ecco perche' l'uomo deve essere, heideggerianamente, pastore dell'innovazione. Qui entra in gioco la responsabilita', la responsabilita' del controllo consapevole dell'innovazione, una grande responsabilita' che ha i suoi riflessi diretti sul futuro del mondo e dell'uomo stesso. Avrei molto altro da dire, ma per ora mi fermo per non appesantire la discussione e per rimanere fedele al mio proposito di stare nei limiti della leggibilita' per la rete. Saluti da Davide Fasolo
Date: Tue, 14 Mar 2000 08:07:28 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Re: Work in progress Per la sezione delle risorse, strumenti, tools da inserire sotto Links dai materiali < [Ndr del 17 aprile 2001: qui era presente un link al sito in fase sperimentale] > mi vengono in mente alcune idee/considerazioni. Come dice Giovanni Maria bisogna fare in modo che le risorse da mettere a disposizione nel sito siano il più possibile oriented ai topics discussi nel Sito e nel Forum, ma al contempo, possano interessare un pubblico di lettori che richiedono strumenti non necessariamente tanto focalizzati, bensì fruibili agevolmente. La relazione di Piero Bassetti di Cagliari, mi ha stimolata fortemente sotto piu' aspetti, in particolare, dal mio punto di vista, vedrei opportuno mettere a disposizione dal sito della Fondazione strumenti che aiutino ad andare nella direzione del "divenire soggetti organici" quali soggetti che possono/sanno "vedere/recepire" e in seguito partecipare alle decisioni del Principe... Ho pensato per esempio che affiancata ad una pagina per l'accesso a risorse di ambito economico/finanziario/business, entro LINK nei MATERIALI, potremmo metterci anche una pagina analoga su risorse giuridiche. Non una pagina molto tecnica, ma di facile approccio. Per esempio link alle leggi della XIII legislatura, sul siti situtzionali di Senato e Camera, ove vi sono acnhe i disegni di legge. Il nuovo sito del Ministero Giustizia comprende una raccolta di leggi su tematiche sociali bene organizzate e soprattutto le normative sono annotate con link ipertestuali. Il Ministero Finanze dovrebbe mettere a disposizione la banche dati con le leggi sul fisco... Il poligrafico si sta attrezzando e comunque ha gia' ristrutturato il sito Le banche dati dell'Istituto giuridico del CNR, comprensive della banca dati (putroppo cessata) STOP relativa alla stampa di opinione Nel sito IDG vi sono una decina di banche dati utilissime, si ambito legislativo ma anche sociale. Vi si trovano per esempio le Direttive europee sull'ambiente. Potremmo mettere qualcosa sul lavoro, (legge sulla sicurezza) e sul telelavoro, ci sono siti specializzati. Le banche dati dell'ENEA sull'ambiente, offrono tutta la normativa e dati per un'evoluzione che tenga conto degli aspetti ecologici. L'ISTAT offre annuari e statiche sul Paese. Non troppa roba direi, ma quello che serve affinche' si possa raggiungere quell'informazione che il Principe mette a disposizione in modo attualmente frammentario ma che e' fondamentale per un soggetto del terzo tipo per fare innovazione responsabile. Serve sapere dove trovare l'informazione, sebbene leggi e normative spesso non sono ne' chiare ne' trasparenti e soprattutto sono tante e spesso contradditorie ... In ogni caso conoscere i contenitori e' essenziale. Si tratta di risorse accessibili gratuitamente. Antonella De Robbio
Date: Fri, 17 Mar 2000 16:21:23 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Re: L'Innovazione Responsabile . Riprendo il filo del discorso iniziato da Davide, a costruire una trama ipertestuale, in un gioco di citazioni "L'Innovazione Responsabile" dunque, l'innovazione è l'introduzione di una scoperta, di un nuovo evento in una realtà preesintente che si prestava ad essere rinnovata. [Davide] L'introduzione di una scoperta, aggiunge una nuova conoscenza alle cose del Mondo, si inserisce un nuovo tassello, ma come dice Goethe "con la conoscenza cresce il dubbio" e percio' di riprende a ricercare. L'innovazione quindi e' un evento ciclico, la resposansabilita' invece e' un punto fermo, sta al centro quale riferimento [Antonella] - L'innovazione e' l'improbabile che inizialmente si fa possibile e poi necessario -. [Davide] Tullio Regge, citato in un'intervista a Giorrello su Mediamente, dice: "Senza venditori di sogni, la scienza moderna non avrebbe potuto avere l'impulso formidabile che ha avuto. Oggi è possibile sognare in rete". Il "muro dei sogni" di William Gibson, prosegue Giorrello e' formato da "tutti quei programmi audaci che sembrano sfidare la costellazione delle credenze ricevute, le abitudini acquisite dai ricercatori, ma sono anche gli stimoli, che ci spingono a guardare più in là, a superare i limiti, posti anche dal successo di altre prospettive. In questo senso i grandi scienziati, da Galileo a Bohr ad Einstein, sono stati tutti dei sognatori." [Antonella] La scoperta è l'evento che rivela come il mondo sia in movimento, in progresso verso nuove dimensioni e forme. [Davide] Per Bohr il progresso non era altro che una successione di tentativi. Quando porpose per la prima volta la sua molecola d'idrogeno, lo fece descrivendone la natura e il modello, al di la' della sua comprensione L'innovazione è allora un evento fondamentale e di enorme importanza degno di pensiero e di discussione per comprendere la realta' del progresso del mondo. L'innovazione produce i suoi Effetti di rinnovamento sul mondo e di riflesso su coloro che abitano il mondo, gli esseri viventi. [Davide] Watson e di Crick, scopritori del modello a doppia elica del D.N.A., non avrebbero mai immaginato l'effetto sul mondo della loro scoperta. Ora il progetto "Genoma umano" patrimonio dell'umanita' intera e' un sogno collettivo che proietta una serie di aspettative sul futuro, e si traduce acnhe in direttive di ricerca, con ricadute tecnologiche significative piu' o meno immediate. [Antonella] E le insidie nascono quando l'innovazione non e' controllata consapevolmente nelle sue molteplici variabili dall'uomo stesso, ecco perche' l'uomo deve essere, heideggerianamente, pastore dell'innovazione. [Davide] Si', e' pur vero che molte scoperte fatte da menti eccelse, prendiamo tutta la scuola di Fermi, Oppenhaimer, Majorana, hanno portato poi ad applicazioni delle loro scoperte a fini distruttivi. Il loro fine fu prevaricato, da altri, ma talvolta e' pur vero che nel riceratore prevale l'orgoglio e l'andare avanti ad oltranza, quasi sfidando la natura e i codici [Antonella] Qui entra in gioco la responsabilita', la responsabilita' del controllo consapevole dell'innovazione, una grande responsabilita' che ha i suoi riflessi diretti sul futuro del mondo e dell'uomo stesso. [Davide] Mi fermo qui', per stanotte, molti sarebbero i discorsi, le frasi, le riflessioni, ma poco per volta apriamo i cancelli... Chiudo per ora con una riflessione di un medico, Richard Feyman: "Una volta, nelle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddista. Nel tempio un uomo mi disse: 'ora ti diro' una cosa che non dimenticherai mai. A ogni uomo viene data la chiave del paradiso, ma la stessa chiave apre le porte dell'inferno'. [...] Dovremmo forse buttare via la chiave e perdere l'unica speranza di aprire le porte del paradiso? O non dovremmo piuttosto sforzarci di trovare il modo migliore di usarla?" [Antonella] Antonella De Robbio
Date: Sat, 18 Mar 2000 11:57:51 +0100 To: fondazionebassetti@eGroups.com From: Davide FasoloSubject: [fondazionebassetti] L'Innovazione Responsabile 2 (Conseguenze pratiche). Ringrazio Antonella per l'intervento che mi da l'opportunita' di ampliare il discorso. >L'introduzione di una scoperta, aggiunge una nuova conoscenza alle cose >del Mondo, si inserisce un nuovo tassello, ma come dice Goethe >"con la conoscenza cresce il dubbio" e percio' di riprende a ricercare. >L'innovazione quindi e' un evento ciclico, la resposansabilita' invece >e' un punto fermo, sta al centro quale riferimento [Antonella] Certo, ma mi chiedo ... in questa epoca in cui il nuovo non puo' mai dirsi tale in quanto superato nel breve da un'altra novita' esistono punti fermi? Ricordiamoci che i grandi filosofi hanno definito l'epoca attuale, l'epoca del Nichilismo, e penso innanzi tutto a Nietzsche, Heidegger e Severino. Responsabilita' e' responsabilita' di fronte ad un'altro che ci sta sopra, che ha potere su di noi. Una legge morale e' qualcosa verso cui siamo responsabili, Dio e' qualcosa verso cui siamo responsabili. La nostra responsabilita' verso questo "trascendente" e' una responsabilita' interiore che sentiamo intimamente. Sentiamo questa legge morale come giusta e comportandoci "male" ci sentiamo in colpa per averla violata. Ma questo trascendente, ha ancora potere su di noi? Puo' ancora farci sentire in colpa? I valori perdono potere sul nostro intimo, non valgono piu', questo e' nichilismo per Nietzsche. Oggi l'uomo si sente svincolato da ogni valore e quindi si comporta in modo a volte irresponsabile, e questo accade anche (riallacciandomi qui all'intervento di Bassetti a Cagliari) all'imprenditore e all'impresa che non si riconosce nel sistema in cui vive. Un esempio sono oggi le multinazionali che manipolano geneticamente senza curarsi degli effetti che questo comportamento potrebbe avere sulla salute dell'uomo stesso. Il fine che muove l'impresa non e' certo un imperativo categorico di kantiana memoria: "Fai in modo che la massima della tua volonta' valga come principio di legislazione universale !" Il fine e' il guadagno economico nell'immediato senza curarsi di quelle che possono essere le conseguenze a lungo termine. Il potere di queste superimprese e' oggi superiore addirittura a quello del "principe" o sarebbe meglio dire "principi" vista la loro diffusione multinazionale, sono loro oggi a detenere la "volonta' di potenza" ed a determinare il modo in cui si evolvera' il mondo, sono loro a tenere le redini dell'innovazione, un innvovazione che rischia di essere troppo irresponsabile. >Watson e di Crick, scopritori del modello a doppia elica del D.N.A., >non avrebbero mai immaginato l'effetto sul mondo della loro scoperta. >Ora il progetto "Genoma umano" patrimonio dell'umanita' intera e' >un sogno collettivo che proietta una serie di aspettative sul futuro, >e si traduce anche in direttive di ricerca, con ricadute >tecnologiche significative piu' o meno immediate. [Antonella] >Si', e' pur vero che molte scoperte fatte da menti eccelse, >prendiamo tutta la scuola di Fermi, Oppenhaimer, Majorana, >hanno portato poi ad applicazioni delle loro scoperte a fini >distruttivi. >Il loro fine fu prevaricato, da altri, ma talvolta e' pur vero >che nel riceratore prevale l'orgoglio e l'andare avanti ad oltranza, >quasi sfidando la natura e i codici [Antonella] Qui a mio modo di vedere va operata una distinzione tra la "scoperta" e l'"innovazione". La scoperta e' un evento che da una situazione sperimentale di "laboratorio" scopre qualcosa di inaudito e nuovo. Verso la scoperta l'unica responsabilita' e' di fronte la verita', e questa la chiamerei una responsabilita' epistemologica piuttosto che morale(questo e' comunque un problema da discutere), chi scopre e' tenuto a rivelare la scoperta, lo scienziato che pur scoprendo non rivela i risultati della propria sperimentazione e' responsabile di fronte "la verita'", e' un bugiardo. L'innovazione e' invece l'applicazione tecnica della scoperta, verso la quale esiste invece una responsabilita' morale, di chi rende praticabile la scoperta in un certo modo. Un esempio lo abbiamo nel caso della scoperta della fissione nucleare (non e' possibile attribuire colpe a chi ha fatto questa scoperta ma solo merito), che ha un suo effetto immorale nella sua applicazione attraverso la bomba atomica (in questo caso chi ha voluto creare tale innovazione deve assumersi le proprie responsabilita'). Questa mia distinzione potrebbe tornare utile per comprendere anche la questione della "brevettabilita'" che oggi sembra coinvolgere tutto, anche la vita. A mio modo di vedere e' brevettabile l'innovazione e non la scoperta, chi scopre un gene non puo' brevettarlo perche' non e' lui ad averlo creato. E' invece brevettabile ta tecnica che ci permettera' di utilizzare quel gene per esempio per curare una certa malattia. >Mi fermo qui', per stanotte, molti sarebbero i discorsi, le frasi, >le riflessioni, ma poco per volta apriamo i cancelli... >Chiudo per ora con una riflessione di un medico, Richard Feyman: >"Una volta, nelle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddista. >Nel tempio un uomo mi disse: 'ora ti diro' una cosa che non >dimenticherai mai. A ogni uomo viene data la chiave del paradiso, >ma la stessa chiave apre le porte dell'inferno'. [...] >Dovremmo forse buttare via la chiave e perdere l'unica speranza >di aprire le porte del paradiso? >O non dovremmo piuttosto sforzarci di trovare il modo migliore di >usarla?" [Antonella] Grazie Antonella questa ultima frase dimostra come la poesia possa venirci in aiuto anche per districarci nei sentieri della verita'. Saluti da Davide Fasolo.
Date: Sat, 18 Mar 2000 08:26:34 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Requiem per un cielo stellato segnalo l'articolo di Tullio Regge su Le Scienze di Marzo 2000 sull' "inquinamento luminoso", problema quasi per nulla sentito nemmeno dagli ambientalisti < http://www.lescienze.it/pag_opinione.htm > Antonella De Robbio
Date: Sat, 18 Mar 2000 19:23:00 +0100 From: "G.M. Borrello" Subject: [fondazionebassetti] Re: LE STRATEGIE DELL' INNOVAZIONE At 15.03 12/03/00 -0800, Antonella De Robbio wrote: >Giovanni Maria diceva di essere scettico sulla questione di una >conoscenza costruita laddove il controllo del sapere sembra essere più >allentato. Il mio scetticismo sul controllo della conoscenza concerne non le iniziative in sè, che anzi, andranno sicuramente in porto, quanto il fatto che le originarie intenzioni in tal modo si realizzino davvero. Voglio dire --e le indagini sulla brevettazione del codice genetico ce lo mostrano ogni giorno-- che è fin troppo evidente che ciò che non si vuole che sia controllato basta tenerlo oculatamente segreto e, se possibile, bloccarne la fruizione attraverso lo strumento delle privative industriali sul prodotto finale. Ricordo, tra l'altro, un'interessantissima trasmissione su RAI 3, Report (ottobre - novembre '99), in cui la video-reporter Milena Gabanelli (che ne è l'autrice e curatrice) ha ricostruito, nel limite del possibile, gli iter di business che alcune (poche) società nel mondo portano avanti con riferimento alla brevettazione degli organismi botanici. Sono attività che si svolgono oggi qui, domani lì --per esempio in Thailandia, ma anche in Nuova Zelanda-- per evitare che le società-schermo che se ne occupano siano riconoscibili e quindi tracciabili (sono frequenti le trasformazioni, le [apparenti] cessazioni e i cambi di denominazione). Spesso l'unico modo per condurre un'indagine in questo settore è seguire (nel senso di "inseguire") gli individui che ne fanno parte: Tizio oggi lavora per la Stranamore.Srl e dopo qualche anno, da un'altra parte del mondo lo si ritrova --guarda un po'-- alla Serenity.Inc (che poi è sempre la Stranamore un po' cresciuta e in versione politically correct). Ma neppure lui si chiama più Tizio: il suo nome ora è Caio. La giornalista investigativa incaricata ha ricostruito per Report, recandosi in loco, proprio un caso del genere, in cui una persona è scomparsa insieme a una società e, poco dopo, in un'altra società è comparso un altro individuo, con nome del tutto diverso, ma, fisicamente, "sorprendentemente" identico al primo. Il che o conferma l'esistenza della clonazione umana, oppure è indice di qualcos'altro... Questo per dire che intorno alle ricerche scientifiche sulle quali gravita un business davvero grosso viene --ovviamente-- stesa una cortina impenetrabile. Tutto ciò con la RESPONSABILITA' per l'innovazione c'entra eccome. C'entra, cioè, col problema del CONTROLLO, che --a mio modo di pensare-- è una faccia del problema nient'affatto secondaria. Allora, il punto sta, a mio avviso, nel chiedersi: è possibile che si determinino situazioni tali (strategicamente orientate?) per cui una ricerca in un campo "proibito" (vietato dalla legge, bandito dalla morale, ecc.) trovi difficoltà ad essere condotta in quanto marginalizzata a tal punto (dai movimenti di opinione) da diventare sì ancor più fruttuosa, ma anche molto difficile da proseguire? Questa è la strategia che sta anche alla base di "Green Peace". O mi sbaglio? V'è anche da considerare che, in realtà, non è mai nella fase della Ricerca pura (R[esearch] &...) che interviene l'appropriazione dei risultati da parte di un soggetto economico, bensì nella fase dello sviluppo (... D[evelopment]); ma soprattutto in quel peduncolo finale di questa che consiste nell'applicazione del portato scientifico, e quindi nel suo *puntuale* assorbimento nell'ambito delle privative industriali. Sarà mica che mentre noi, qui in Italia, e loro altri, là in USA (o in un altro dei sette Paesi più industrializzati), ci stiamo dando da fare per mettere in piedi free-server interconnessi e, anzi, lo facciamo sul serio (perché siamo tutti pieni di buona volontà), qualcun altro (la cui volontà ha invece ben altri "telos") mira al sodo e mette su un'attività niente male... in Estremo Oriente? -------------------------------------- | Qualche reference: | - Il curriculum della Gabanelli: | < http://www.liceomalpighi.bo.it/scuola/gabanell.htm > | - Community of Science: | < http://www.cos.com > | - Una delle porte di accesso a Medline: | < http://medline.cos.com > --------------------------------------
Aggiornamento del 17 maggio 2001: la scheda della trasmissione sul sito della Rai (www.report.rai.it)
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Particolarmente stimolante, nel primo degli interventi di Antonella, il richiamo al rapporto tra etica (del ricercatore o dell'imprenditore) e celere divulgazione di informazioni. Mi ricorda la frase di Napoleone, secondo cui più che la Giustizia sia giusta è importante che sia rapida. E questo ci riconduce al tema delle *procedure*. (Grazie, Antonella, per la bella citazione di Tagore)
Date: Sat, 18 Mar 2000 15:16:16 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Innovazione e responsabilita' Quando ieri descrivevo il processo di innovazione come movimento ciclico, mi riferivo essenzialmente alla necessità quasi fisiologica dell'uomo di comprendere sia l'infinitamente grande, sia l'infinitamente complesso. Sara' forse un punto di vista utopistico, ma penso che prima di tutto, alla radice dell'uomo, vi sia questo bisogno di conoscenza che lo spinge a ricercare sempre. Citavo Goethe "con la conoscenza cresce il dubbio" perche' ad ogni nuova scoperta si sente la necessita' di progredire oltre, e si rimette in discussione cio' che solo poco prima era un dato certo. Davide giustamente dice " in questa epoca in cui il nuovo non puo' mai dirsi tale in quanto superato nel breve da un'altra novita' esistono punti fermi?" Il punto fermo a cui mi riferivo e' il concetto di responsabilità che deve sempre essere al centro di ogni azione. Ma non tanto perche' dobbiamo rispondere ad una legge morale che ci sovrasta, non tanto perche' in modo trascendente dobbiamo risponderne verso l'alto, ma perche' questo senso morale deve abitare dentro di noi, perche' questa legge morale guarda prima di tutto verso il basso: verso l'infinitamente piccolo che e' un granello dell'infinatamente grande. Il progresso e' cicliclo non e' lineare, perche' riporta ai punti di partenza, con dubbi che rimettono le certezze in discussione. Si fanno innovazioni, non si puo' certo dire che nel corso della storia l'uomo non si sia progredito tecnologicamente. C'e' stata un'evoluzione biologica, mentale, tecnologica. Gli oggetti inventati dall'uomo che popolano il mondo delle cose in cui vive, sono oggi oggetti altamente tecnologici. Ma cio' che ci riporta sempre al punto di partenza e' la consapevolezza che abbiamo solo "ricreato un ambiente piu' evoluto", ma non per questo piu' sicuro, apparentemente piu' accogliente, piu' comodo. Le domande di sempre sono ancora tutte da esplorare e ogni volta che ci si avvicina ad una verita', che quasi la si tocca, si apre una voragine. Per questo citavo Tullio Regge, nel suo libro di incomparabile bellezza "L'Infinito", lui che e' un fisico, un uomo concreto che guarda all'infinitamente piccolo delle particelle che abitano l'infinitamente grande, con occhi di filosofo e con umile rispetto ci insegna che "l'uomo e' limitato come lo sono i suoi strumenti di rilevazione, ma quasi certamente il mondo fisico e' infinito sia nelle sue dimensioni che nella sua struttura logica". Gli eventi ciclici dell'uomo si collocano in questo spazio infinito. Enrico Bellone sull'editoriale de le Scienze ci ricorda come, nonostante siano passati quattrocento anni da quando in Campo dei Fiori a Roma Giordano Bruno venne messo al rogo (era il febbraio del 1600), non sia tramontato il sospetto che l'aumento delle conoscenze possa generare mostri. Scienza e opinione sono tra loro inseparabili e vi e' un delicatissimo rapporto tra cio' che si impara e si inventa nei laboratori e quello che invece ci viene comunicato dai mezzi di comunicazione. Sta anche qui la responsabilita', da parte di chi comunica e diffonde l'informazione (il mio primo mail). Responsabilita' e consapevolezza vanno di pari passo. E' per questo che si deve combattere affinche' la perdita dei valori, il nichilismo di cui parla Nietzsche sia solo una fase superabile, una fase transitoria, un doloroso momento di passaggio verso consapevolezze e responsabilita'. Dunque responsabilita' di chi pone le invenzioni al mondo, ma responsabilita' anche da parte di chi le comunica in modo spesso distorto. La chiave di Feynman a cui accennavo alla fine del mio mail che puo' aprire le due porte, e' intesa anche in questo senso. Ogni scoperta puo' avere una doppia anima, ma anche una diffusione dell'informazione distorta puo' condurre a bloccare ricerche fondamentali: è il caso della bioingenegneria genetica. "Il muro dei sogni", l'osare verso nuove frontiere e' parte dell'uomo, dicevo nel mio mail frammentario di ieri, ma non per questo deve essere un osare irresponsabile. Se nel 1953 Francis Crick e James Watson non avessero osato, ora non saremmo a discutere sul progetto "Genoma Umano". E riprendo la frase di Davide: "Oggi l'uomo si sente svincolato da ogni valore e quindi si comporta in modo a volte irresponsabile, e questo accade anche (riallacciandomi qui all'intervento di Bassetti a Cagliari) all'imprenditore e all'impresa che non si riconosce nel sistema in cui vive. Un esempio sono oggi le multinazionali che manipolano geneticamente senza curarsi degli effetti che questo comportamento potrebbe avere sulla salute dell'uomo stesso." Certo, per questo come nella bella relazione di Bassetti e' piu' volte sottolineato, vi e' necessita' di "partecipare" quali "soggetti organici" alle azioni del Principe. Non basta che vi siano delle norme che altri predispongono e che bisogna osservare perche' sono la legge, ma e' necessario che si partecipi alla costruzione di norme con consapevolezza, perche' riguardano il mondo in cui siamo immersi. E' da considerare il fatto che il "diritto alla sicurezza ambientale" e' un diritto retivamente recente, negli ultimi decenni i diritti si sono moltiplicati, dovuti alla crescente complessita' della societa', e si sono via via affermati i concetti di tutela di diritti non solo verso "gli altri" ma verso "altri esseri viventi oltre all'uomo", verso gli ambiti ... Fenomeni fisici quali il buco dell'ozono, l'inquinamento dell'aria, delle falde acquifere, le recenti catastrofi ecologiche Bophal e Cernobyl, hanno fatto sorgere una coscienza di "ambiente che non deve avere confini", una sensibilità dapprima limitata a fasce elitarie borghesi e colte, poi dilagata e sfociata nel sociale divenendo una questione di massa. Ora tocca a chi si occupa di innovazione tenerne conto. L'innovazione non potrà ignorare ancora a lungo questi processi evolutivi innescati ormai nella coscienza collettiva, soprattutto perche' i diritti delle generazioni future, stanno alla base del progredire biologico degli esseri viventi . Hans Jonas, filosofo di origine ebraica, nel suo testo fondamentale dall'eloquente titolo "Principio di responsabilita'" colloca questo senso di responsabilita' di ogni azione quale nocciolo primo, principio morale imprenscindibile per una politica mondiale a rispetto della vita stessa sulla terra. Antonella De Robbio
From: "Andrea Pitasi"Date: Sun, 19 Mar 2000 01:43:05 +0100 Subject: [fondazionebassetti] R: Innovazione e responsabilita' .....partecipare all'azione del Principe come soggetti organici o l'innovatore,in quanto soggetto organico, dovrebbe farsi egli stesso principe per evitare che le banalità del senso comune, della tradizione e del potere politico-istituzionale creino e uccidano i mostri da loro stessi generati. Forse l'esempio è scontato e banale ma io non sono cosi' conivnto che lo stato italiano ci abbia tutelato davanti ad un'innovazione irresponsabile quando ha screditato la terapia di Bella.... saluti a tutti Andrea
Date: Sun, 19 Mar 2000 02:30:02 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Re: R: Innovazione e responsabilita' Andrea Pitasi ha scritto: | Forse l'esempio è scontato e banale | ma io non sono cosi' conivnto che lo stato italiano ci abbia | tutelato | davanti ad un'innovazione irresponsabile quando ha screditato la | terapia di | Bella.... un'invenzione va vagliata, prima di essere comunicata alla collettivita'. Quando affermo che la comunicazione dovrebbe essere "libera" cioe' non mediata dai colossi editoriali o da forme di "presentazione", da parte dei mass media, allarmistiche, mi focalizzo sul "dopo", cioe' su quello che gia' e' stato ricercato, studiato, analizzato secondo "protocolli accreditati". Siamo nell'epoca della qualita' per giunta, della "sicurezza". E soprattutto nei laboratori si opera mediante processi di qualita' secondo protocolli standard. Ora non voglio entrare nel dettaglio, ... per laboratori possiamo intendere anche le biblioteche dei matematici, ma nel caso biomedico (Di Bella), ma non solo quando un ricercatore fa una scoperta, "prima" di comunicarla deve assicurarsi che sia stata eseguita secondo un procedimento standard. Ci sono i protocolli. E in Italia sono molto piu' rigidi in certi casi, che negli StatiUniti. I altri casi il contrario, dipende dal contesto. Per esempio la biguanide, farmaco antidiabetico ipoglicemizzante in Italia era usato molto prima che a Boston, al contrario certe tecniche chirurgiche come per esempio il Lasik a Stanford prevede standard piu' aperti e ampi rispetto all'Italia (rispetto ai requisiti che deve avere il paziente per essere sottoposto all'intervento). Solo per citare degli esempi banali. Con questo voglio dire che se vi e' un standard che viene stabilito non tanto dal Principe ma dalla comunita' scientifica e approvato dai competenti organi istituzionali, deve essere seguito. E fare falsa informazione e' creare mostri come ci dice Bellone, all'incontrario in questo caso. Si puo' discutere finche' si vuole (nelle sedi scientifiche competenti ovviamente) se quello standard/protocollo e' rigido oppure troppo lasco, ma una volta che uno standard esiste , appunto deve essere rispettato. Di Bella non ha seguito il protocollo. Non vi erano dati da protocollo. Nessuno entra nel merito delle sue ricerche specifiche, se valide o meno, ma sul metodo. Il rigore in questi casi e' d'obbligo, nello svolgimento della ricerca e, di riflesso, nel comunicare la ricerca stessa alla collettivita', per farne comprendere i contenuti ai colleghi nel mondo. La stampa, in questa fase, dovrebbe starne fuori se non e' in grado di fare informazione corretta. Sarebbe molto pericoloso se il Principe in questo caso avesse lasciato fare. Quanti altre ditte farmaceutiche, laboratori, ne avrebbero aproffittato senza regole di riferimento? In questo caso le eccezioni ai protocolli possono essere pericolose. Quando cito la poesia di Tagore, mi riferisco al pensiero e ai luoghi della conoscenza che devono essere dei contenitori liberi, ma liberi non significa che tutti ci buttano dentro di tutto. Il contrario. Per curiosita' andate a vedere cosa vi e' dentro questi server, vi e' molto piu' rigore che in certi articoli scritti sui riviste accreditatissime, che poi vengono accanitamente fatti a pezzi dai colleghi sugli editoriali dei numeri successivi. E' il "modo di comunicare" che va rivoluzionato, non il metodo di fare ricerca. E' ovvio che quando si hanno a disposizione i risultati delle ricerche immediate di altre menti, e' ovvio che vi si attui anche una rivoluzione del pensiero. Quando dico di partecipare alle azioni del Principe in modo organico, significa anche il rispetto delle regole e nel caso cambiarle laddove non siano adeguate per uno sviluppo responsabile. Nel caso Di Bella, ma e' un parere personalissimo, la regola non andava cambiata. Cio' che va cambiato e' il modo di comunicare certe informazioni scientifiche da parte dei mass media, che gettano scompiglio tra la gente comune. Il giornalismo scientifico attuale (non solo medico, ci ritorneremo su) non ha piu' nulla a che vedere col giornalismo scientifico come nacque. Giovanni Maria a ragione teme che molti laboratori, ditte, senza sacrupoli potrebbero fruire delle libere ricerche in questi server, tenendo segreti i loro obbiettivi e le loro ricerche. Si', e' un rischio che comunque vi e' da sempre. Vanno cambiate le norme sulla brevettabilita'. E' qui' che si deve agire all'interno del Principe per crare norme con impianti dai contenuti etici prima di tutto. Le idee dell'uomo sono patrimonio dell'unamita', come il progetto Genoma Umano non puo' essere brevettato grazie a tutti dell'ascolto e scusate la forma "diretta" Antonella De Robbio
Date: Sun, 19 Mar 2000 12:42:10 +0100 From: "G.M. Borrello"Subject: [fondazionebassetti] Re: R: Innovazione e responsabilita' Antonella De Robbio wrote >Giovanni Maria a ragione teme che molti laboratori, ditte, senza >sacrupoli >potrebbero fruire delle libere ricerche in questi server, tenendo >segreti >i loro obbiettivi e le loro ricerche. No, io questo non lo temo. Non l'ho detto. E mi guardo bene dal pensarlo. Sarebbe come dire che bisogna comprimere la libertà ad informare (sempre che qualcuno ancora ci creda) perché se no dell'informazione può essere fatto un uso che non approviamo... brutta storia. Può darsi che anche le "ditte senza scrupoli" si servano delle ricerche presenti in questi server, ma questo non dovrebbe importare. E non dovrebbe neppure essere avvertito come "un rischio". Il problema è un altro. Controllo dell'informazione può avere diversi significati. Io parlavo di controllo "del sapere" che è cosa che credo differente da "controllo dell'informazione". Soprattutto parlavo del Controllo del Sapere come altra faccia della Responsabilità derivante da un'Innovazione. Ma è sul senso del termine "derivante" che vi sarebbe da riflettere. Sono molto dubbioso anche sulla tua affermazione secondo cui le norme sulla brevettabilità andrebbero cambiate e temo le norme dai contenuti etici (ma, ovviamente, soltanto quando non sono le "mie" norme). Non credo che ci sia davvero un modo di impedire sperimentazioni ai margini dell'etica dai più condivisa. Non credo neppure che sarebbe un bene. Penso, invece, che bisogna essere consapevoli di fatti che non sono soltanto "sperimentazioni", perché sono andati già ben oltre, e che quindi è necessario confrontarsi con essi. E' un po' come la storia dello spionaggio e del controspionaggio: sono questi che fanno vincere le guerre. Anche le guerre nel mondo degli affari. Anche le guerre... che non esistono: v. Echelon. E' tutto un problema di dimensioni. Io mi soffermerei sulla scala dei "protocolli di comunicazione" (v. modello interazionistico, Pitasi) e quindi anche delle procedure (a proposito: "protocollo" *non è* "procedura"). Dunque è quest'ultima dimensione di scala quella a cui mi riferivo, e vorrei riferirmi, parlando di "controllo". Vorrei una risposta, o forse un'opinione, su quanto dicevo riguardo alla strategia di Green Peace. Thanks.
From: "Andrea Pitasi"Date: Sun, 19 Mar 2000 13:40:07 +0100 Subject: [fondazionebassetti] Re: R: R: Innovazione e responsabilita' Credo che la strategia di Green Peace (e dei movimenti ecologisti in genere) sia stata abbondantemente trattata da Niklas Luhmann in Comunicazione Ecologica, Angeli ,Milano 1984. Tutti questi movimenti hanno bisogno di farsi sentire per cui devono spesso creare loro stessi il danno per innescare lo "scandalo": è un banale problema di notizabilità. Politica ,economia ,scienza,religione e diritto operando attraverso codici,campi semantici e programmi autoreferenziali sono tutti egualmente incapaci ed impotenti davanti a d un problema non politico ,nè economico ,nè scientifico ,nè guridico ecc per cui l'ecologia è un problema aspecifico che può rientrare nella politica solo secondo le esigenze delle campagne elettorali e cosi' via. hasta luego A
Date: Tue, 21 Mar 2000 11:33:59 +0100 From: Davide FasoloSubject: [fondazionebassetti] Circolo della responsabilita'? >Davide giustamente dice " in questa epoca in cui il nuovo > non puo' mai dirsi tale in quanto superato nel breve >da un'altra novita' esistono punti fermi?" >Il punto fermo a cui mi riferivo e' il concetto di >responsabilità che deve sempre essere al centro di >ogni azione. Ma se c'e' responsabilita', ci seve essere anche un referente della responsabilita'. In un'epoca di nichilismo come quella attuale mi sembra che tale referente posto metafisicamente nella trascendenza manchi. Se la responsabilita' morale e' allora forse un'utopia, resta la responsabilita' legale. Oggi l'impresa e la massa sono responsabili prima di tutto di fronte alla legge e allora qui ha ragione Bassetti a chiedere chiare leggi per gli imprenditori che devono avere ben presente i limiti del loro agire innovativo. Chi e' responsabile moralmente e' invece il principe e in sua vece il legislatore. Ma la responsabilita' morale del "principe" e' insieme una responsabilita' nei confronti dei suoi "sudditi", cioe', nel contesto contemporaneo, nei confronti dell'elettorato che ha posto in lui la sua fiducia. Si verifica allora una sorta di circolo ermeneutico della responsabilita'(circolarita' diversa da quella di cui parla Antonella), in cui il suddito e' responsabile nei confronti della legge del principe, il quale e' a sua volta responsabile nei confronti del suddito che potrebbe destituirlo con una nuova elezione. >Certo, per questo come nella bella relazione di Bassetti >e' piu' volte sottolineato, vi e' necessita' di "partecipare" >quali "soggetti organici" alle azioni del Principe. >Non basta che vi siano delle norme che altri predispongono e >che bisogna osservare perche' sono la legge, ma e' necessario >che si partecipi alla costruzione di norme con consapevolezza, >perche' riguardano il mondo in cui siamo immersi. Ai lavori parlamentari di legislazione in merito a tematiche legate all'innovazione scientifica dovrebbero forse essere invitati a dire la loro organizzazioni e associazioni pubblicamente riconosciute, associazioni sia di imprenditori che di consumatori e soggetti interessati agli argomenti dibattuti. Mi sembra che un autore che ci aiuti a comprendere queste tematiche affrontandole senza peli sulla lingua sia Paul Feyerabend, vedi: - Contro il metodo, Feltrinelli, 1979. - La scienza in una società libera, Feltrinelli, 1981. Per Feyerabend la scienza deve essere prima di tutto responsabile nei confronti della gente e quindi i metodi scientifici devono essere scelti in modo democratico e non imposti da una minoranza elitaria costituita dalla comunita' scientifica. Ma questa indicazione va analizzata in modo critico a mio parere. Antonella poi scrive: >Cio' che va cambiato e' il modo di comunicare certe >informazioni scientifiche da parte dei mass media, >che gettano scompiglio tra la gente comune. >Il giornalismo scientifico attuale (non solo medico, ci ritorneremo >su) non ha piu' nulla a che vedere col giornalismo scientifico >come nacque. Son d'accordo, il principe dovrebbe controllare che non vengano diffuse falsita' anche se bisogna fare attenzione a non violare la liberta' di pensiero che e' anche liberta' di avere un'opinione che poi magari si rivelera' errata. Riguardo Greenpeace Gian Maria scrive: >Allora, il punto sta, a mio avviso, nel chiedersi: è possibile che si >determinino situazioni tali (strategicamente orientate?) per cui una >ricerca in un campo "proibito" (vietato dalla legge, bandito dalla morale, >ecc.) trovi difficoltà ad essere condotta in quanto marginalizzata a tal >punto (dai movimenti di opinione) da diventare sì ancor più fruttuosa, ma >anche molto difficile da proseguire? >Questa è la strategia che sta anche alla base di "Green Peace". O mi sbaglio Da come l'hai messa(anche tenendo conto di quello che avevi detto prima) la tua frase mi risulta un po' criptica, vorresti chiarirla per cortesia? Greenpeace vuole fare sapere alla gente quello che le multinazionali stanno facendo sopra la testa delle persone. Un'esempio: la campagna per l'etichettatura dei prodotti geneticamente manipolati (OGM) vuole tendere trasparenti i prodotti che subiscono manipolazioni genetiche, affiche' il consumatore possa sapere dove sbattere la testa e soprattutto cosa mangia. Oggi non sappiamo l'effetto che tali alimenti possono avere sulle persone e' quindi pericoloso assumerli. Greenpeace ha provveduto a diffondere una lista dei prodotti potenzialmente pericolosi chiedendo direttamente alle aziende che se dicessero bugie in proposito potrebbero essere smentite da ricerche fatte dai chimici di Greenpeace. Le "buone imprese" inoltre hanno grande interesse nel far sapere pubblicamente che non prevedono nella loro produzione l'utilizzo di OGM. I risultati sono visibili nella home page di Greenpeace Italia : http://www.greenpeace.it Mi sembra un buon esempio di come una associazione ambientalista possa collaborare attivamente con imprese pubbliche per diffondere informazioni corrette. Saluti da Davide Fasolo
Date: Tue, 21 Mar 2000 13:29:38 +0100 From: "G.M. Borrello"Subject: [fondazionebassetti] Re: Circolo della responsabilita'? Davide mi chiede di chiarire la mia frase: <<Allora, il punto sta, a mio avviso, nel chiedersi: è possibile che si determinino situazioni tali (strategicamente orientate?) per cui una ricerca in un campo "proibito" (vietato dalla legge, bandito dalla morale, ecc.) trovi difficoltà ad essere condotta in quanto marginalizzata a tal punto (dai movimenti di opinione) da diventare sì ancor più fruttuosa, ma anche molto difficile da proseguire?>>, che, infatti, risulta criptica. Intendevo chiedermi se esistano forme di "ghettizzazione" di determinati ambiti di ricerca. Per esempio, nei free-server circola di tutto? Non intendo riferirmi ai risultati non convalidati, ma ad eventuali forme di censura, o di auto-censura, rispetto, per esempio, al campo della genetica. Facendo, *per semplice comodità* (mi rendo conto che è fuori luogo), una similitudine con la criminalità organizzata: se, da un lato, è vero che essa non ha certo bisogno di canali dei comunicazione normali, perché ne ha di suoi propri, dall'altro lato è altrettanto vero che non può prescindere dall'informarsi su ciò che circola proprio nei canali di comunicazione normali. Dunque, il mezzo di comunicazione normale è sempre e comunque uno strumento necessario. Conseguentemente, mi chiedo: è possibile che una riduzione del flusso informativo, e soprattutto della dinamica di feed e feed-back, su certi argomenti, produca difficoltà per determinate aziende --diciamo così-- piuttosto avventurose a proseguire la loro "avventura"? In soldoni: sui free-server circolano informazioni anche sugli esperimenti di biotecnologia non approvati dalla morale comune, oppure no? Non sarebbe male fare una piccola verifica: che ne dici Antonella? (tra parentesi, Antonella sembra abbia fatto uno scoop, che sta verificando, e che riguarda l'accessibilità in modo gratuito, attraverso un server australiano che fa da gateway, di un ampio numero di banche dati scientifiche a pagamento [molto care]) Parlavo di Green Peace per riferirmi, più in generale, all'uso che associazioni di questo tipo (che hanno fra i loro membri scienziati di primo calibro) fanno dei media (non necesariamente dei "mass"-media). Oltre ad obbligare a forme di disclosure, quale quella nell'esempio che tu hai fatto sui cibi geneticamente modificati, possiedono strategie di controllo su ciò che circola nei canali di comunicazione scientifica underground?
Date: Tue, 21 Mar 2000 15:08:51 -0800 From: "Antonella De Robbio"Subject: [fondazionebassetti] Re: Circolo della responsabilita'? tento di rispondere a Borrello > Intendevo chiedermi se esistano forme di "ghettizzazione" di determinati ambiti di ricerca. Per esempio, nei free-server circola di tutto? I free server in biomedicina sono molto recenti. Come dicevo, il primo nasce a Los Alamos negli anni 80 dall'idea del fisico Paul Ginsparg e su questa scia vi saranno in seguito costellazioni di esperienze simili, ma sempre in quei campi. Fisica, matematica, economia (nella pagina risorse ho messo alcuni free server per l'ambito economico). Quello che chiede Borrello "se circola di tutto", ebbene circola quello che fa parte di "quella comunita'dei parlanti". Il giudizio e' severo. Ma puo' essere anche molto differente dal giudizio dei mass media. Cio' che e' etico per un ricercatore, magari sfugge alla mentalita' comune. Ma talvolta avviene anche che al ricercatore sfugga di mano la situazione. Come successe a Fermi e Openhaimer con le loro invenzioni. Ma quesa e' un altro aspetto. > Non intendo riferirmi ai risultati non convalidati, ma ad eventuali forme di censura, o di auto-censura, rispetto, per esempio, al campo della genetica. Il campo della genetica, ma non solo, comprendiamo anche quello delle neuroscienze in questo contesto, e' piu soggetto, anzi piu' facilmente configurabile in questo genere di "manipolazioni". Ma il controllo e' molto forte. Per esempio se si va a dare un'occhiata alla Christof Koch's Home Page < http://goethe.klab.caltech.edu/~koch/crick-koch-cc-97.html > puo' sconcertare come certi esperimenti "mappature del cervello" servono per individuare i percorsi visivi dopo un certo stimolo pubblicitario: luminoso, forma, colore, messaggio testuale, ... Ma questi studi servono anche per l'individuazione di altri processi patologici o per comprendere taluni aspetti dell'apprendimento cognitivo. Del resto gli studi esposti nel lavoro capostipite "Consciousness and Neuroscience" di Francis Crick (scopritore del DNA) assieme a Koch del Californiano Computation and Neural Systems Program ci parlano della coscienza quasi come un "prodotto passivo del cervello". Di qui' a sconfinare in "ricerche proibite" il passo puo' essere breve. Ma esiste un controllo forte, come dicevo. Progetti che sono prodotti didi intelligenze collettive tipo il progetto Genoma Umano prevede una serie di rgole molto strette, vedasi "Ethical, Legal, and Social Issues (ELSI) of the Human Genome Project" < http://www.ornl.gov/TechResources/Human_Genome/resource/elsi.html > cosi' come Human Brain Project < http://www-hbp.scripps.edu/ > > Dunque, il mezzo di comunicazione normale è sempre e comunque uno strumento necessario. Che vuol dire normale? Per i fisici da vent'anni il canale normale e' il Preprint server di Los Alamos. Se non passa di li' un lavoro non e' un "buon lavoro" perche' nomn vagliato dalla comunita' dei fisici. Per la matmatica oramai anche. Abbiamo messo in piedi di recente un server Italiano in contesto Associazione Matematica Europea, il server Gateway MPRESS. Gli e-print server saranno i canali privilegiati, anzi lo sono gia' per le comunita' degli studiosi > Conseguentemente, mi chiedo: è possibile che una riduzione del flusso informativo, e soprattutto della dinamica di feed e feed-back, su certi argomenti, produca difficoltà per determinate aziende --diciamo così-- piuttosto avventurose a proseguire la loro "avventura"? Si', puo' essere. In una prima fase potrebbe accadere. Ma questa e' una mia opinione > In soldoni: sui free-server circolano informazioni anche sugli esperimenti di biotecnologia non approvati dalla morale comune, oppure no? Non sarebbe male fare una piccola verifica: che ne dici Antonella? Per la Medicina Clinica Netprint e' partito solo il primo gennaio 2000. Per le biotecnologie il server europeo, nato per contrastare quello statunitense voluto da Harold Varmus ex direttore del NIH, non e' ancora decollato... questioni non solo organizzative. E' tutto pronto... Ma l'impronta filosofica e concettuale e' diversa da PubMed Central (e ' il nuovo nome del server E-Biomed, appunto per questioni legate sia ai monopoli editoriali sull'informazione sia dalla cultura differente (europea e statunitense) > (tra parentesi, Antonella sembra abbia fatto uno scoop, che sta verificando, e che riguarda l'accessibilità in modo gratuito, attraverso un server australiano che fa da gateway, di un ampio numero di banche dati scientifiche a pagamento [molto care]) Si', un server australiano z39.50 ERL (Electronic Reference Library). Ma queste sono banche dati bibliografiche. Sono un altro genere di risorse. Ho scovato questo server che contiene una quindicina di banche dati gratuitamente accessibili. Sono banche dati che si vendono a caro prezzo. Vi e' anche EconLit per l'economia, PsychLit, MLA per la letterautura, SocioFile per le scienze Sociali e molte altre Provare pe credere < http://library.deakin.edu.au:211/z39/ERL-G > Grazie per l'attenzione antonella
Date: Wed, 29 Mar 2000 11:56:42 +0200 From: Andrea PitasiSubject: [fondazionebassetti] prescoperte, adombramenti, serendipity e riscoperte Faccio da gateway per Pitasi che ha avuto problemi tecnici che gli hanno impedito inviare il seguente intervento. G.M. Borrello -------- inizio ------- Da: Andrea Pitasi Data: domenica 19 marzo 2000 1.27 Oggetto: prescoperte, adombramenti, serendipity e riscoperte tra un viaggio e l'altro ho provato a tener dietro al dibattito che Antonella de Robbio ed io abbiamo ,involontariamente ,aperto. Grazie ad Alberto per le sue utili precisazioni e per il tentativo di sintesi.Mi spiace che nella tua azienda non abbiano valorizzato la "Caffettiera del masochista", a questo punto proverei con " Il capitale intellettuale " di Thomas Stewart , edizioni ponte alle grazie. Non sono cosi' convinto che riuscirò a riprendere appieno il filo ma ci provo. Antonella , "aneddottico " non era ai miei occhi un termine negativo solo che tra le molte e documentate tue citazioni di casi mi risultava difficile sistematizzare il rapporto tra strategie,tattiche e procedure operative. Per quanto riguarda la Starnamore s.r.l e simili ,sarò un integrato della tercnologia (nel senso di U.Eco) ma io temo molto di più il potere pubblico che modifica per legge a seconda della prossimità delle elezioni la soglia di rischio di benzene nell'aria che non le multinazionali che almeno puntano palesemente al profitto ( cosa senza dubbio limitante ma più autentica di chi cela il proprio interesse personale dietro alla retorica del benessere collettivo).Come insegna E.Laszlo, bisogna limitare il potere di politici (cfr. Il pericolo e l'opportunità, Sperling & Kupfer) A proposito e se invitassimo Laszlo ad aderire al nostro gruppo? Caro Alberto mi dispiace che i tuoi interessi epistemologici non siano aggiornatissimi l'epistemologia a mio parere è importante per capire che senso hanno le cose scentifiche per chi le fa anche se quando ci si mette a discutere sul confine tra innovazione,invenzione e scoperta si entra in un gioco che nulla ci dice dei suoi oggetti e che molto ci dice dei suoi attori. a questo proposito la tipologia mertoniana che ho messo nel subject è niente altro che una bonaria provocazione... l'innovazione responsabile e conscia anche della strumentalità della ragione (H.Simon),a mio parere, inizia proprio dall'epistemologia come fondamento di un know how interdisciplinare, strategico,tattico ed operativo e socialmente applicabile che non si disperda in nominalismi filosofici...forse sarebbe bene e non parlare più di epistemologia dell'innovazione responsabile e passare a discutere della psicologia dell'innovatore responsabile per ora è tutto, alla prossima Andrea ------- fine --------
Date: Wed, 29 Mar 2000 15:59:16 +0200 From: "G.M. Borrello"Subject: [fondazionebassetti] Greenpeace At 01.29 29/03/00 +0200, Fasolo wrote: >Forse e' possibile trovare delle rivelazioni di scienziati espulsi da >determinati laboratori "ristretti", che per risentimento vogliono >denunciare certe situazioni poco pulite, Mi fai pensare al film, in programmazione nelle sale italiane, "Insider - Dietro la verità", sul business delle multinazionali del tabacco, che si inscrive nella tradizione del cinema di impegno civile americano. Se ne avete la possibilità, andate a vederlo: vi si possono trovare spunti anche per questa nostra attività. >Anche Greenpeace (figuriamoci certe multinazionali) non pubblica nel sito >ufficiale notizie che possono essere in qualche modo "delicate", anche certe >comunicazioni per gli attivisti sono visibili in pagine web protette da password. Spero per GreenPeace che non siano davvero tanto sprovveduti da farlo: non c'è miglior modo per rendere un'informazione, che sia davvero "sensitive", come allettante e appropriabile... mai pensato agli "insiders"? Suppongo, allora, che quelle che proteggono con accessi riservati siano informazioni fuorvianti. Sarei molto, ma molto interessato a capire qualcosa di più dei meccanismi organizzativi e di potere che stanno dietro a GreenPeace. Grazie per le interessanti informazioni che ci hai fornito: vediamo di utilizzarle.
Date: Wed, 29 Mar 2000 15:59:54 +0200 From: "G.M. Borrello"Subject: [fondazionebassetti] Re: prescoperte, adombramenti, serendipity e riscoperte At 11.56 29/03/00 +0200, Pitasi wrote: [omissis] > che senso hanno le cose scentifiche per chi le fa Apprezzo molto la tua propensione per una continua ricerca di senso dell'agire. Ci troviamo, in questo, sulla stessa lunghezza d'onda, anche se mi sembra importante tener presente come l'adesione alla teoria integrazionista luhmanniana rappresenti una rinuncia a interpretazioni dei fenomeni sociali che esorcizzano le distonie sistemiche riconoscendole, rendendole cioè manifeste, a favore di un'altra --quella luhmanniana-- che pretende di eliminarle riconoscendole come... "non dotate di senso". Mi sembra che tu possa condividere questa considerazione, perché rappresenta il "senso" politico del pensiero di Luhmann. Infatti tu, in piena coerenza con l'approccio autoreferenziale, poni il "senso delle cose scientifiche" in rapporto a "chi le fa": l'attore sociale è, secondo questa impostazione, davvero l'unico riferimento utile per una riflessione in argomento. Non ha alcun "senso" coniugarsi ad altri paradigmi interpretativi (come già dicevi, per esempio, il "soggettivo vs. l'oggettivo", il "particolare vs. l'universale"). Trovo illuminante la frase <<anche se quando ci si mette a discutere sul confine tra innovazione, invenzione e scoperta si entra in un gioco che nulla ci dice dei suoi oggetti e che molto ci dice dei suoi attori.>> Sono a mio agio con la teoria funzionalista mertoniana (funzioni latenti/manifeste) e credo che sarebbe molto stimolante adottare tale chiave di lettura con riferimento a casi concreti, e il più possibile attuali, di successo/insuccesso di iniziative imprenditoriali innovative. A tal proposito sarebbe anche molto piacevole riuscire a coinvolgere dei giornalisti, e di questo abbiamo parlato a un recente incontro con Bassetti. Primariamente occorrerebbe individuare un oggetto di indagine e raccogliere informazioni su di esse, da filtrare poi attraverso la maglia del paradigma mertoniano. Come ho avuto modo di esprimere a Bassetti, credo che alla Fondazione dovrebbe premere che ogni nostra riflessione mantenesse un approccio costantemente volto all'attualità. Questo è il fattore che consentirebbe di richiamare l'attenzione di alcuni giornalisti sulla nostra attività. Mi rendo conto che non è un'impresa facile, ma penso che, proprio avvalendoci del nostro lavoro di gruppo, Internet offra svariate risorse informative per una ricerca seria, che, per esempio, potrebbe essere riutilizzata nel lavoro di ognuno di noi (penso, solo per fare un esempio, oltre che alla tua attività di consulente, anche a quella di Schena)
From: "Piero Bassetti"Date: Wed, 29 Mar 2000 19:45:25 +0200 Subject: [fondazionebassetti] R: Greenpeace A Fasolo che scrive di un possibile intersse per eventualii rivelazioni di scenziati vorrei dire che dal punto di vista della FGB più interessanti sarebbero rivelazioni di managers di imprese nei cui Boards si fosse dicusso sulla possibilità di investire per realizzare una determinata innovazione, cioè un nuovo prodotto o processo o servizi; fosse nata qualche obbiezione ispirata a preoccupazioi ecologiche, sanitarie o di qualunque altro tipo e il board avesse proceduto lo stesso a implementare l'innovazione di dubbia accettabilità. Questo sarebbe il caso vero di "responsabilità dell'innovazione". Diverso dalla responsabilità di una "ricerca" o "scoperta". E' d'accordo? All'interesse di leggerlo. Piero Bassetti.
From: "Andrea Pitasi"Date: Thu, 30 Mar 2000 02:06:03 +0200 Subject: [fondazionebassetti] Detto tra noi
Cari amici del Group , seguo piu' che posso i vostri dibattiti ma per problemi tecnologico-logistici (coi quali non voglio annoiarvi) non riesco ad essere attivo come e quanto vorrei.Spero presto di offrirvi un contributo intellettuale di una qualche rilevanza.Dato il parere favorevole dl Dr.Bassetti e del nostro ottimo G.M. ,invitero' quanto prima Ervin Laszlo ad unirsi a noi (avra' tempo?,speriamo di si) Un caro saluto e a presto Andrea
From: "Andrea Pitasi"Date: Thu, 30 Mar 2000 03:11:46 +0200 Subject: [fondazionebassetti] Oekologische Holzwege der Kommunikation
la psicologia degli ultimi anni ,specie nella sua variante cognitivista a mio parere ha ben bilanciato teoria e pratica anche approfondendo il proprio patrimonio epistemologico.credo anche che l'innovazione resposabile sitale solo s e contestualizzata in una strategia -comunque autoreferenziale- di un attore fisico e/o sistemico.il problema ad esempio delle questioni ecologiche deriva proprio dal fatto che esse sono trasversali ai molti sistemi sociali m anessuno diesi e'cologico pertanto colloca il tema eologico esclusivamente nella logica autoreferenziale della propria agenda.Nel suo bellissimo COMUNICAZIONE ECOLOGICA ,Angeli,Milano 1989(ed orig.1984) ,Luhmann lo aveva gia' ampiamente illustrato trattando anche del fatto i movimenti ecologisti spesso possono comunicare solo su se stessi ed il loro operato senza un reale impatto sulla cosidetta realta' sociale.Mi fermo qui anche perche' stasera miracolosamente sono riuscito a connettermi ma non voglio abusare della fortuna! Un saluto a tutti Andrea
From: "Andrea Pitasi"Date: Thu, 30 Mar 2000 03:38:10 +0200 Subject: [fondazionebassetti] CALL FOR PAPERS
CALL FOR PAPERS
WORLD FUTURES
The Journal of The General Evolution Research Group
Date: Fri, 31 Mar 2000 02:37:45 -0800 From: "Ignazio Masulli"Subject: [fondazionebassetti] Commento alla Relazione di Bassetti Ignazio Masulli Brevi note sulla relazione di Piero Bassetti, *Quale impresa per la sfida evoluzionista* [Ndr del 17 aprile 2001: il contributo di Masulli venne pubblicato sul sito della Fondazione nella sezione Documenti]
[omissis]
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